mercoledì 13 novembre 2013

Vaticano
Oggi le Esequie del cardinale Domenica Bartolucci. Papa Francesco presiederà il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio
(a cura Redazione "Il sismografo") 
Oggi alle ore 15.30, all’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, avranno luogo le Esequie dell’Em.mo Card. Domenico Bartolucci, della Diaconia dei SS. Nomi di Gesù e Maria in via Lata, già Maestro della Cappella Musicale Pontificia "Sistina". La Liturgia Esequiale sarà celebrata dall’Em.mo Card. Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, insieme con gli Em.mi Cardinali e gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi.
Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre Francesco presiederà il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio.

Cardinale Bartolucci: per oltre quarant’anni aveva diretto la Cappella Sistina.  morto questa mattina, lunedì 11 novembre, all’età di novantasei anni, il cardinale Domenico Bartolucci, già maestro direttore della Cappella Musicale Pontificia Sistina, incarico che aveva svolto per più di quarant’anni, dal 1956 al 1997, sotto i Pontificati di Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Era nato il 7 maggio 1917 a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, ed era stato ordinato sacerdote il 23 dicembre 1939. Nel concistoro del 20 novembre 2010 Benedetto XVI lo aveva creato cardinale, assegnandogli la diaconia dei Santissimi Nomi di Gesù e Maria in via Lata. Le esequie saranno celebrate dal cardinale decano Angelo Sodano mercoledì 13 novembre, alle 15.30, nella basilica Vaticana, dove Papa Francesco si recherà alle 16.30 per l’estremo commiato.
Promotore della liturgia basata sul canto gregoriano e sulla polifonia sacra, prolifico compositore, appassionato e fedele interprete di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Domenico Bartolucci aveva coltivato la sua passione per la musica sacra sin da giovanissimo. «La musica — raccontava — l’ho amata fin da bambino. Mio padre, un operaio, era un cantore appassionato, mi portava sempre con lui quando andava a cantare in chiesa nel coro della Compagnia dei Neri, una confraternita laicale di Borgo San Lorenzo».
Terminate le scuole elementari era entrato nel seminario di Firenze dove, oltre agli studi ordinari, si era subito dedicato alla musica con Francesco Bagnoli, maestro di cappella del duomo di Santa Maria in Fiore. Per questo molto presto era stato incaricato di accompagnare all’organo le esecuzioni corali in cattedrale. Alla morte di Bagnoli gli era succeduto e negli stessi anni aveva iniziato a comporre le prime messe, i mottetti, le musiche organistiche e cameristiche, i madrigali, ma soprattutto La tempesta sul lago, del 1935, il suo primo oratorio.
In seminario, però, la disciplina era rigida: al pianoforte non gli era concesso di dedicarsi per più di mezz’ora al giorno, e nemmeno tutti i giorni. Amava ricordare un episodio: «Nel 1929 mi ritrovai davanti a un armonium durante la festa dell’Immacolata, ad Arcetri, e sfortuna volle che il parroco di quella chiesa fosse anche il mio professore di latino e greco in seminario: se suona così bene — pensò — vuol dire che si impegna troppo nell’approfondimento della musica e troppo poco in quello delle lingue classiche. Ottenne che fossi interdetto dallo studio della musica durante l’anno e che mi fosse impedito di suonare».
Col passare del tempo, tuttavia, la sua passione artistica era stata compresa dai superiori del seminario, che avevano cominciato a valorizzarne le capacità musicali: è proprio di quel periodo uno suoi dei mottetti più belli, Super flumina Babylonis, scritto a soli 17 anni.
Il 23 dicembre 1939 era stato ordinato sacerdote. Nello stesso anno aveva conseguito il diploma in composizione e direzione d’orchestra con Vito Frazzi al conservatorio fiorentino. Alla fine del 1942, dopo aver insegnato nei seminari della diocesi d’origine, si era recato a Roma per approfondire la conoscenza della musica sacra, grazie al contatto con la pratica delle fiorenti cappelle musicali. Alunno dell’Almo Collegio Capranica, oltre a frequentare Raffaele Casimiri, illustre studioso palestriniano, era stato subito affiancato a Lavinio Virgili come vicedirettore della cappella di San Giovanni in Laterano.
Nel 1947 il cardinale Elia dalla Costa lo aveva voluto parroco di Montefloscoli, un piccolo centro nel Mugello, in Toscana. Faceva dunque il pendolare tra Roma e Firenze e in quegli anni gran parte delle sue musiche le componeva in treno. Sempre nel 1947, dopo l’esecuzione del suo poema sacro Baptisma al Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, era stato nominato maestro della Cappella liberiana di Santa Maria Maggiore e docente di composizione e direzione polifonica proprio al Pontificio Istituto di Musica Sacra.
In quel periodo nel campo compositivo si confrontavano tendenze diverse, alcune tese a spingere il linguaggio della musica sacra verso territori esplorati dagli ambienti avanguardistici, altre più inclini a concentrarsi sulla tradizione. Il dualismo si concretizzava nelle figure di Lorenzo Perosi, maestro in carica della Cappella Musicale Pontificia Sistina, e dello stesso Bartolucci, indicato per la successione. Il giovane promuoveva il ritorno alla polifonia cinquecentesca e al canto gregoriano, l’anziano usava nelle sue composizioni procedimenti che tenevano conto delle più moderne acquisizioni del linguaggio musicale, soprattutto in campo armonico.
L’affiancamento era iniziato il 12 marzo 1952, anniversario dell’incoronazione di Pio XII, quando Bartolucci aveva diretto la Cappella Sistina per la prima volta, in sostituzione di Perosi. Nominato vice maestro, nello stesso anno aveva composto l’oratorio L’Ascensione, con il quale era stato inaugurato a Città del Messico il nuovo santuario della Vergine di Guadalupe. E in estate era partito per una tournée in Germania con un complesso corale che, pur non potendosi fregiare del nome di Cappella Musicale Pontificia, era composto in parte da cantori sistini e in parte da altri che in seguito lo sarebbero diventati. Con loro c’erano anche i fanciulli che studiavano sotto la guida dei padri Giovanni Maria Catena e Raffaele Preite. In questo ambito Bartolucci avrebbe seguito, rafforzato e compiuto il percorso avviato da Perosi, che andava nella direzione di eliminare gradualmente i falsettisti per fare riferimento esclusivamente ai pueri cantores.
Musicalmente, invece, quando nel 1956 Pio XII gli aveva conferito l’incarico di direttore perpetuo della Sistina, il cambiamento era stato notevole rispetto al periodo precedente. Con la sua musica Bartolucci — che manteneva anche l’incarico di maestro della Cappella liberiana — intendeva rifuggire da astrattezze e caricare la produzione di quella passione descrittiva che era connotato del suo temperamento. Egli ragionava sempre in ossequio al canto gregoriano e alla tradizione polifonica, in particolare a Palestrina, tentando un adeguamento alla sensibilità moderna.
«Monsignor Capovilla — raccontava ricordando quel periodo — mi suggeriva i desideri di Papa Roncalli, e componevo messe, offertori e mottetti per le liturgie da lui presiedute. Scrivevo in continuazione, anche per ricorrenze particolari: ricordo il Tu es Petrus per l’incoronazione di Giovanni XXIII, l’Attende Domine, quando, nel 1959, lo stesso Pontefice annunciò la convocazione del Concilio, la Missa pro defunctis per i funerali sia di Pio XII che di Giovanni XXIII. Ma eseguivo soprattutto le celeberrime messe di Pierluigi da Palestrina».
Nel 1959 aveva ricevuto dallo stesso Roncalli l’approvazione per il progetto di riorganizzare la Cappella Sistina. Oltre a cambiare la sede e definire l’organico stabile per i cantori adulti, la riforma aveva dato vita alla schola puerorum dedicata alla formazione dei ragazzi, forse il più importante lascito della sua esperienza.
Nel 1965 era stato nominato accademico di Santa Cecilia. Proprio l’Accademia ha più volte programmato i suoi oratori nelle passate stagioni sinfoniche, invitandolo a dirigerne le esecuzioni: tra esse occupano un posto particolare quella del Gloriosi principes, presentato a tutti i padri conciliari alla presenza di Paolo VI, e L’Ascensione offerta a Giovanni Paolo II al suo rientro in Vaticano dopo l’attentato del 13 maggio 1981.
Nel corso degli anni, oltre all’impegno nelle esecuzioni nelle liturgie papali, aveva promosso con convinzione l’attività concertistica della Sistina, ritenendola uno strumento privilegiato di evangelizzazione. Si era dedicato anche all’insegnamento presso il conservatorio statale di Santa Cecilia a Roma e il Pontificio Istituto di Musica Sacra, aveva tenuto corsi di polifonia palestriniana in Italia e all’estero, aveva diretto i principali complessi sinfonico-corali italiani ed era stato insignito di alte onorificenze e premi nazionali e internazionali.
È autore di una vastissima produzione musicale. Il corpus di opere già pubblicate dalle Edizioni Cappella Sistina supera i quaranta volumi e comprende sei libri di mottetti, sei di messe, laudi, inni, cantici e una serie di oratori e messe per soli, coro e orchestra.
Al compimento degli ottant’anni, nel 1997, mantenendo il titolo di maestro “perpetuo”, lasciava la guida della Cappella Sistina a monsignor Giuseppe Liberto, nominato da Giovanni Paolo II il 29 maggio.
In occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, con l’obiettivo di conservare e diffondere il patrimonio musicale da lui composto, era stata costituita la Fondazione Domenico Bartolucci, del cui comitato d’onore aveva fatto parte anche il cardinale Joseph Ratzinger. In questi anni la fondazione ha realizzato numerose manifestazioni musicali e ha costituito un coro polifonico che — diretto dallo stesso Bartolucci — si è esibito in concerto davanti a Benedetto XVI nella Cappella Sistina il 24 giugno 2006, eseguendo tra l’altro un Oremus pro pontifice nostro Benedicto composto dal maestro perpetuo nel 2005 dopo l’elezione al pontificato di Joseph Ratzinger.
L'Osservatore Romano.