domenica 13 settembre 2015

Ungheria
Márk A. Érszegi
(NdR - Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Il testo originale è in italiano e corrisponde alla mail riportata sotto così come ci è pervenuta - Il titolo è responsabilità della Redazione)
Egregio Direttore Badilla, caro Luis,
seguendo "Il Sismografo” ho trovato un paio di post sull’attuale situazione dei migranti che mi inducono a proporre per iscritto qualche considerazione.
Ultimamente il Governo ungherese viene accusato, a causa della costruzione di una recinzione/muro al proprio confine meridionale, di operare un gesto contrario allo “spirito europeo”, al dovere dell’accoglienza e della solidarietá. Per giudicare se un muro é legittimo o no, se é giusto o no bisogna studiarne le ragioni ed i fini. Un conto é il muro inteso a separare ingiustamente persone e popoli, come era er esempio la cortina di ferro, un altro, invece, un muro volto ad essere di ausilio al mantenimento dell’ordine pubblico. Muro é pure l’argine che é costruito per incanalare i flussi delle acque che altrimenti causerebbero disordine.
Oggi l’Ungheria si trova in una situazione non facile. Da una parte ha il dovere di difendere il proprio confine con la Serbia che é confine esterno dell’area Schengen, assicurando che esso sia varcato solo in modo legale. Deve, inoltre, applicare le regole del trattato di Dublino sulle procedure di asilo e di immigrazione. Dall’altra parte vi é una situazione in cui migliaia e migliaia di persone attraversano il confine di Stato in modo non permesso dalle norme nazionali e internazionali, quindi in modo illegale. La stragrande maggioranza di queste persone poi ha in mente un solo obiettivo: proseguire verso altri Paesi dell’UE.
Si tratta prima di tutto di persone umane con i propri diritti e doveri che nessuno vuole mettere in questione (almeno in Ungheria), ma é anche vero che per decidere chi siano e a quale trattamento abbiano diritto (per es. asilo) é necessario che gli stessi collaborino con le Autoritá e si sottopongano alle regole che sono uguali per tutti, proprio per garantire i diritti di tutti. Le scene tumultuose (fughe dai punti di raccolta, treni assaltate e gente che cammina in autostrada) che i media ultimamente trasmettono dall’Ungheria sono proprio frutto di questo rifiuto dei migranti di cooperare con le Autoritá.
Di fronte a questa situazione l’Ungheria avrebbe in teoria due possibilitá. Se “chiudesse un occhio”, lasciando che i migranti proseguano verso la loro meta – come stanno per altro facendo altri Stati che si trovano sul percorso dei migranti – esso scaricherebbe semplicemente il problema sugli altri Paesi. Ció non si qualificherebbe come un gesto di solidarietá e di accoglienza, anche se sicuramente sarebbe secondo la volontá dei migranti stessi. L’alternativa, invece, é quella di applicare le regole e compiere il proprio dovere. Ed é proprio ció che il Governo ungherese ha deciso di fare.
Il famoso muro o recinzione ha lo scopo di regolare il flusso migratorio e facilitare lo svolgimento delle procedure di identificazione e di asilo previste dalle leggi (nazionali e internazionali). É importante sapere che l’Ungheria non ha chiuso le sue frontiere, ma cerca solamente di assicurare che l’attraversamento di esse avvenga in modo legale, attraverso i valichi di frontiera che restano aperti e dove chi desidera puó presentare regolare richiesta di asilo.
Le ultime modifiche della normativa in materia di immigrazione e di protezione delle frontiere hanno come scopo lo snellimento di tali procedure, con la creazione di zone di transito anche al di fuori dei valichi di frontiera e con l’accelerazione della procedura di valutazione della domanda di asilo. Bisogna ricordare che é garantita da parte dello Stato l’assistenza necessaria (cibo e acqua, alloggi, sanitá) ai migranti e ai richiedenti asilo, cui si aggiunge la meritoria opera degli organismi caritatevoli ed assistenziali non governative ed ecclesiali.
Certo, le leggi di solito hanno delle sanzioni per i trasgressori, in modo da dissuadere dalla violazione delle stesse e per difendere l’ordine giusto. Cosí chi attraversa la frontiera in modo illegale (mentre lo potrebbe fare anche legalmente) sará soggetto a detenzione ed espulsione – sanzioni di solito applicate dagli Stati in questa materia. Ci sará anche l’esercito a dare una mano a controllare la frontiera (forze militari con compiti di polizia – proprio come la gendarmeria in altri Paesi).
Quanto alla questione delle cosiddette quote obbligatorie di profughi da distribuirsi tra i Paesi UE é noto che l’Ungheria é contraria. Anche se tale proposta é intesa a portare sollievo ai Paesi di frontiera come l’Ungheria. Il Governo ungherese é contrario perché é convinto che si tratti di una soluzione che non funzionerebbe. Non solo perché il flusso di migranti varia di giorno in giorno, non solo perché tale soluzione indurrebbe nuovi flussi di migranti a venire in Europa. Ma anche perché, come abbiamo visto, i migranti e i rifugiati intendono  andare in determinati Paesi e non in altri. I rifugiati, che hanno affrontato un viaggio pieno di sacrifici e pericoli per vivere in Germania o in Svezia accetterebbero forse di essere assegnati a stabilirsi in un Paese diverso? Non si riverserebbero comunque nei Paesi di loro scelta, approfittando della libertá di movimento dell’area Schengen?
Costruzione della recinzione sul confine e rifiuto della quota obbligatoria di distribuzione dei rifugiati: due punti dove l’Ungheria potrebbe “fare il bravo” e lasciar correre. E cosí alla fine si troverebbe con ogni probabilitá in una situazione piú facile: i migranti se ne andrebbero in Germania e Svezia e cosí pure i rifugiati eventualmente assegnatigli. Ma cosí facendo non compirebbe il proprio dovere derivante dalle regole europee vigenti. Non sarebbe questa la strada della solidarietá e dell’accoglienza.
Grato per l’attenzione, con cordiali saluti,
Márk A. Érszegi
Ambasciata d’Ungheria presso la S. Sede