giovedì 18 febbraio 2016

Papa in Messico
Sala stampa della Santa Sede
[Text: Italiano, Français, English, Español, Português] 
Nel pomeriggio il Santo Padre Francesco lascia il Seminario diocesano e si trasferisce in papamobile all’area fieristica di Ciudad Juárez, situata proprio al confine con gli USA, di fronte alla città texana di El Paso. Dopo un giro in papamobile tra i fedeli e il passaggio nei pressi del confine internazionale tra Messico e Stati Uniti segnato da una rete metallica, il Papa sosta brevemente per salutare i fedeli convenuti oltre frontiera. Quindi prosegue verso la Sagrestia.
Alle ore 16 presiede la Celebrazione Eucaristica nel corso della quale pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:
A fronte di tanti vuoti legali, si tende una rete 
che cattura e distrugge sempre i più poveri.
Omelia del Santo Padre
La gloria di Dio è la vita dell’uomo: così diceva sant’Ireneo nel II secolo, espressione che continua a risuonare nel cuore della Chiesa. La gloria del Padre è la vita dei suoi figli. Non c’è gloria più grande per un padre che vedere la realizzazione dei suoi; non c’è soddisfazione maggiore che vederli andare avanti, vederli crescere e svilupparsi. Lo attesta la prima Lettura che abbiamo ascoltato.
Ninive: una grande città che si stava autodistruggendo, frutto dell’oppressione e della degradazione, della violenza e dell’ingiustizia. La grande capitale aveva i giorni contati, poiché non era sostenibile la violenza generata in sé stessa. E lì entra in scena il Signore muovendo il cuore di Giona, entra in scena il Padre invitando e inviando il suo messaggero. Giona viene chiamato per ricevere una missione. Va’, gli dice, perché «ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta» (Gn 3,4). Va’, aiutali a comprendere che con questo modo di comportarsi, di regolarsi, di organizzarsi stanno generando solo morte e distruzione, sofferenza e oppressione. Fa’ vedere loro che non c’è vita per nessuno, né per il re né per il suddito, né per i campi né per il bestiame. Va’ e annuncia che si sono talmente abituati al degrado che hanno perso la sensibilità di fronte al dolore. Va’ e di’ loro che l’ingiustizia ha preso possesso del loro sguardo. Per questo Giona parte! Dio lo invia a mettere in luce ciò che stava succedendo, lo invia a risvegliare un popolo ubriaco di sé stesso.
E in questo testo, ci troviamo di fronte al mistero della misericordia divina. La misericordia scaccia sempre la malvagità, prendendo molto sul serio l’essere umano. Fa sempre appello alla bontà di ogni persona, anche se è addormentata, anestetizzata. Lungi dall’annientare, come molte volte pretendiamo o vogliamo fare noi, la misericordia si avvicina ad ogni situazione per trasformarla dall’interno. Questo è propriamente il mistero della misericordia divina. Si avvicina e invita alla conversione, invita al pentimento; invita a vedere il danno che a tutti i livelli si sta causando. La misericordia entra sempre nel male per trasformarlo. Mistero di Dio nostro Padre: manda il suo Figlio, che entra nel male, si fa peccato per trasformare il male. Questa è la sua misericordia.
Il re ascoltò, gli abitanti della città reagirono e si decretò il pentimento. La misericordia di Dio entrò nel cuore rivelando e manifestando ciò che è la nostra certezza e la nostra speranza: c’è sempre la possibilità di cambiare, siamo in tempo per reagire e trasformare, modificare e cambiare, convertire quello che ci sta distruggendo come popolo, che ci sta degradando come umanità. La misericordia ci incoraggia a guardare il presente e avere fiducia in ciò che di sano e di buono è nascosto in ogni cuore. La misericordia di Dio è nostro scudo e nostra fortezza.
Giona aiutò a vedere, aiuta a prendere coscienza. Subito dopo, la sua chiamata trova uomini e donne capaci di pentirsi, capaci di piangere. Piangere per l’ingiustizia, piangere per il degrado, piangere per l’oppressione. Sono le lacrime che possono aprire la strada alla trasformazione; sono le lacrime che possono ammorbidire il cuore, sono le lacrime che possono purificare lo sguardo e aiutare a vedere la spirale di peccato in cui molte volte si sta immersi. Sono le lacrime che riescono a sensibilizzare lo sguardo e l’atteggiamento indurito e specialmente addormentato davanti alla sofferenza degli altri. Sono le lacrime che possono generare una rottura capace di aprirci alla conversione. Così accadde a Pietro dopo aver rinnegato Gesù: pianse, e le lacrime gli aprirono il cuore.
Questa parola risuoni con forza oggi in mezzo a noi; questa parola è la voce che grida nel deserto e ci invita alla conversione. In questo anno della misericordia, voglio con voi, in questo luogo implorare la misericordia divina, voglio chiedere con voi il dono delle lacrime, il dono della conversione.
Qui a Ciudad Juárez, come in altre zone di frontiera, si concentrano migliaia di migranti dell’America Centrale e di altri Paesi, senza dimenticare tanti messicani che pure cercano di passare “dall’altra parte”. Un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del traffico umano, della tratta di persone.
Non possiamo negare la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato la migrazione di migliaia di persone, sia in treno, sia in autostrada, sia anche a piedi attraversando centinaia di chilometri per montagne, deserti, strade inospitali. Questa tragedia umana che la migrazione forzata rappresenta, al giorno d’oggi è un fenomeno globale. Questa crisi, che si può misurare in cifre, noi vogliamo misurarla con nomi, storie, famiglie. Sono fratelli e sorelle che partono spinti dalla povertà e dalla violenza, dal narcotraffico e dal crimine organizzato. A fronte di tanti vuoti legali, si tende una rete che cattura e distrugge sempre i più poveri. Non solo soffrono la povertà, ma devono anche patire tutte queste forme di violenza. Ingiustizia che si radicalizza nei giovani: loro, come carne da macello, sono perseguitati e minacciati quando tentano di uscire dalla spirale della violenza e dall’inferno delle droghe. E che dire di tante donne alle quali hanno strappato ingiustamente la vita?
Chiediamo al nostro Dio il dono della conversione, il dono delle lacrime; chiediamogli che possiamo avere il cuore aperto come i Niniviti al suo appello nel volto sofferente di tanti uomini e donne. Mai più morte e sfruttamento! C’è sempre tempo per cambiare, c’è sempre una via d’uscita e c’è sempre un’opportunità, c’è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre.
Come accadde al tempo di Giona, anche oggi scommettiamo sulla conversione; ci sono segni che diventano luce nel cammino e annuncio di salvezza. So del lavoro di tante organizzazioni della società civile in favore dei diritti dei migranti. So anche del lavoro impegnato di tante sorelle religiose, di religiosi e sacerdoti, di laici che si spendono nell’accompagnamento e nella difesa della vita. Danno aiuto in prima linea rischiando molte volte la propria. Con la loro vita sono profeti di misericordia, sono il cuore comprensivo e i piedi accompagnatori della Chiesa che apre le sue braccia e sostiene.
E’ tempo di conversione, è tempo di salvezza, è tempo di misericordia. Perciò diciamo, insieme con la sofferenza di tanti volti: “per la tua immensa compassione e misericordia, Signore, abbi pietà di noi… purificaci dai nostri peccati e crea in noi un cuore puro, uno spirito nuovo” (cfr Sal 50/51,3.4.12).
E in questo momento desidero anche salutare da qui i nostri cari fratelli e sorelle che ci accompagnano simultaneamente dall’altra parte della frontiera. Specialmente quelli che si sono radunati nell’stadio dell’Università di El Paso, conosciuto come il “Sun Bowl”, sotto la guida del loro Vescovo, Mons. Mark Seitz. Grazie all’aiuto della tecnologia, possiamo pregare, cantare e celebrare insieme l’amore misericordioso che il Signore ci dà, e che nessuna frontiera potrà impedirci di condividere. Grazie, fratelli e sorelle di El Paso, perché ci fate sentire una sola famiglia e una stessa comunità cristiana.
Spagnolo
La gloria de Dios es la vida del hombre, así lo decía San Ireneo en el siglo II, expresión que sigue resonando en el corazón de la Iglesia. La gloria del Padre es la vida de sus hijos. No hay gloria más grande para un padre que ver la realización de los suyos; no hay satisfacción mayor que verlos salir adelante, verlos crecer y desarrollarse. Así lo atestigua la primera lectura que escuchamos. Nínive, una gran ciudad que se estaba autodestruyendo, fruto de la opresión y la degradación, de la violencia y de la injusticia. La gran capital tenía los días contados, ya que no era sostenible la violencia generada en sí misma. Ahí aparece el Señor moviendo el corazón de Jonás, ahí aparece el Padre invitando y enviando a su mensajero. Jonás es convocado para recibir una misión. Ve, le dice, porque «dentro de cuarenta días, Nínive será destruida» (Jon 3,4). Ve, ayúdalos a comprender que con esa manera de tratarse, regularse, organizarse, lo único que están generando es muerte y destrucción, sufrimiento y opresión. Hazles ver que no hay vida para nadie, ni para el rey ni para el súbdito, ni para los campos ni para el ganado. Ve y anuncia que se han acostumbrado de tal manera a la degradación que han perdido la sensibilidad ante el dolor. Ve y diles que la injusticia se ha instalado en su mirada. Por eso va Jonás. Dios lo envía a evidenciar lo que estaba sucediendo, lo envía a despertar a un pueblo ebrio de sí mismo.
Y en este texto nos encontramos frente al misterio de la misericordia divina. La misericordia rechaza siempre la maldad, tomando muy en serio al ser humano. Apela siempre a la bondad de cada persona, aunque esté dormida, anestesiada. Lejos de aniquilar, como muchas veces pretendemos o queremos hacerlo nosotros, la misericordia se acerca a toda situación para transformarla desde adentro. Ese es precisamente el misterio de la misericordia divina. Se acerca, invita a la conversión, invita al arrepentimiento; invita a ver el daño que a todos los niveles se esta causando. La misericordia siempre entra en el mal para transformarlo. Misterio de nuestro Padre Dios: envía a su Hijo que se metió en el mal, se hizo pecado para transformar el mal. Esa es su misericordia.
El rey escuchó, los habitantes de la ciudad reaccionaron y se decretó el arrepentimiento. La misericordia de Dios entró en el corazón revelando y manifestando lo que es nuestra certeza y nuestra esperanza: siempre hay posibilidad de cambio, estamos a tiempo de reaccionar y transformar, modificar y cambiar, convertir lo que nos está destruyendo como pueblo, lo que nos está degradando como humanidad. La misericordia nos alienta a mirar el presente y confiar en lo sano y bueno que late en cada corazón. La misericordia de Dios es nuestro escudo y nuestra fortaleza.
Jonás ayudó a ver, ayudó a tomar conciencia. Acto seguido, su llamada encuentra hombres y mujeres capaces de arrepentirse, capaces de llorar. Llorar por la injusticia, llorar por la degradación, llorar por la opresión. Son las lágrimas las que pueden darle paso a la transformación, son las lágrimas las que pueden ablandar el corazón, son las lágrimas las que pueden purificar la mirada y ayudar a ver el círculo de pecado en que muchas veces se está sumergido. Son las lágrimas las que logran sensibilizar la mirada y la actitud endurecida y especialmente adormecida ante el sufrimiento ajeno. Son las lágrimas las que pueden generar una ruptura capaz de abrirnos a la conversión. Así le pasó a Pedro, después de haber renegado de Jesús; lloró y las lágrimas le abrieron el corazón.
Que esta palabra suene con fuerza hoy entre nosotros, esta palabra es la voz que grita en el desierto y nos invita a la conversión. En este año de la misericordia, y en este lugar, quiero con ustedes implorar la misericordia divina, quiero pedir con ustedes el don de las lágrimas, el don de la conversión.
Aquí en Ciudad Juárez, como en otras zonas fronterizas, se concentran miles de migrantes de Centroamérica y otros países, sin olvidar tantos mexicanos que también buscan pasar «al otro lado». Un paso, un camino, cargado de terribles injusticias: esclavizados, secuestrados, extorsionados, muchos hermanos nuestros son fruto del negocio del tráfico humano, de la trata de personas.
No podemos negar la crisis humanitaria que en los últimos años ha significado la migración de miles de personas, ya sea por tren, por carretera e incluso a pie, atravesando cientos de kilómetros por montañas, desiertos, caminos inhóspitos. Esta tragedia humana que representa la migración forzada hoy en día es un fenómeno global. Esta crisis, que se puede medir en cifras, nosotros queremos medirla por nombres, por historias, por familias. Son hermanos y hermanas que salen expulsados por la pobreza y la violencia, por el narcotráfico y el crimen organizado. Frente a tantos vacíos legales, se tiende una red que atrapa y destruye siempre a los más pobres. ¡No sólo sufren la pobreza sino que además tienen que sufrir todas estas formas de violencia. Injusticia que se radicaliza en los jóvenes, ellos, «carne de cañón», son perseguidos y amenazados cuando tratan de salir de la espiral de violencia y del infierno de las drogas. Y, qué decir de tantas mujeres a quienes les han arrebatado injustamente la vida.
Pidámosle a nuestro Dios el don de la conversión, el don de las lágrimas, pidámosle tener el corazón abierto, como los ninivitas, a su llamado en el rostro sufriente de tantos hombres y mujeres. ¡No más muerte ni explotación! Siempre hay tiempo de cambiar, siempre hay una salida y siempre hay una oportunidad, siempre hay tiempo de implorar la misericordia del Padre.
Como sucedió en tiempo de Jonás, hoy también apostamos por la conversión; hay signos que se vuelven luz en el camino y anuncio de salvación. Sé del trabajo de tantas organizaciones de la sociedad civil a favor de los derechos de los migrantes. Sé también del trabajo comprometido de tantas hermanas religiosas, de religiosos y sacerdotes, de laicos que se la juegan en el acompañamiento y en la defensa de la vida. Asisten en primera línea arriesgando muchas veces la suya propia. Con sus vidas son profetas de misericordia, son el corazón comprensivo y los pies acompañantes de la Iglesia que abre sus brazos y sostiene.
Es tiempo de conversión, es tiempo de salvación, es tiempo de misericordia. Por eso, digamos junto al sufrimiento de tantos rostros: «Por tu inmensa compasión y misericordia, Señor apiádate de nosotros… purifícanos de nuestros pecados y crea en nosotros un corazón puro, un espíritu nuevo» (cf. Sal 50/51,3.4.12).
Y también deseo en este momento saludar desde aquí a nuestros queridos hermanos y hermanas que nos acompañan simultáneamente al otro lado de la frontera, en especial a aquellos que se han congregado en el estadio de la Universidad de El Paso, conocido como el Sun Bowl, bajo la guía de su Obispo, Mons. Mark Seitz. Gracias a la ayuda de la tecnología, podemos orar, cantar y celebrar juntos ese amor misericordioso que el Señor nos da, y en el que ninguna frontera podrá impedirnos compartir. Gracias, hermanos y hermanas de El Paso, por hacernos sentir una sola familia y una misma comunidad cristiana.
Inglese
In the second century Saint Irenaeus wrote that the glory of God is the life of man. It is an expression which continues to echo in the heart of the Church. The glory of the Father is the life of his sons and daughters. There is no greater glory for a father than to see his children blossom, no greater satisfaction than to see his children grow up, developing and flourishing. The first reading that we have just heard points to this. The great city of Nineveh, was self-destructing as a result of oppression and dishonour, violence and injustice. The grand capital’s days were numbered because the violence within it could not continue. Then the Lord appeared and stirred Jonah’s heart: the Father called and sent forth his messenger. Jonah was summoned to receive a mission. “Go”, he is told, because in “forty days Nineveh shall be overthrown” (Jon 3:4). Go and help them to understand that by the way they treat each other, ordering and organizing themselves, they are only creating death and destruction, suffering and oppression. Make them see this is no way to live, neither for the king nor his subjects, nor for farm fields nor for the cattle. Go and tell them that they have become used to this degrading way of life and have lost their sensitivity to pain. Go and tell them that injustice has infected their way of seeing the world. “Therefore, go Jonah!”. God sent him to testify to what was happening, he sent him to wake up a people intoxicated with themselves.
In this text we find ourselves before the mystery of divine mercy. Mercy, which always rejects wickedness, takes the human person in great earnest. Mercy always appeals to the latent and numbed goodness within each person. Far from bringing destruction, as we so often desire or want to bring about ourselves, mercy seeks to transform each situation from within. Herein lies the mystery of divine mercy. It seeks and invites us to conversion, it invites us to repentance; it invites us to see the damage being done at every level. Mercy always pierces evil in order to transform it.
The king listened to Jonah, the inhabitants of the city responded and penance was decreed. God’s mercy has entered the heart, revealing and showing wherein our certainty and hope lie: there is always the possibility of change, we still have time to transform what is destroying us as a people, what is demeaning our humanity. Mercy encourages us to look to the present, and to trust what is healthy and good beating in every heart. God’s mercy is our shield and our strength.
Jonah helped them to see, helped them to become aware. Following this, his call found men and women capable of repenting, and capable of weeping. To weep over injustice, to cry over corruption, to cry over oppression. These are tears that lead to transformation, that soften the heart; they are the tears that purify our gaze and enable us to see the cycle of sin into which very often we have sunk. They are tears that can sensitize our gaze and our attitude hardened and especially dormant in the face of another’s suffering. They are the tears that can break us, capable of opening us to conversion.
This word echoes forcefully today among us; this word is the voice crying out in the wilderness, inviting us to conversion. In this Year of Mercy, with you here, I beg for God’s mercy; with you I wish to plead for the gift of tears, the gift of conversion.
Here in Ciudad Juárez, as in other border areas, there are thousands of immigrants from Central America and other countries, not forgetting the many Mexicans who also seek to pass over “to the other side”. Each step, a journey laden with grave injustices: the enslaved, the imprisoned and extorted; so many of these brothers and sisters of ours are the consequence of a trade in human beings.
We cannot deny the humanitarian crisis which in recent years has meant migration for thousands of people, whether by train or highway or on foot, crossing hundreds of kilometres through mountains, deserts and inhospitable zones. The human tragedy that is forced migration is a global phenomenon today. This crisis which can be measured in numbers and statistics, we want instead to measure with names, stories, families. They are the brothers and sisters of those expelled by poverty and violence, by drug trafficking and criminal organizations. Being faced with so many legal vacuums, they get caught up in a web that ensnares and always destroys the poorest. Not only do they suffer poverty but they must also endure these forms of violence. Injustice is radicalized in the young; they are “cannon fodder”, persecuted and threatened when they try to flee the spiral of violence and the hell of drugs. Then there are the many women unjustly robbed of their lives.
Let us together ask our God for the gift of conversion, the gift of tears, let us ask him to give us open hearts like the Ninevites, open to his call heard in the suffering faces of countless men and women. No more death! No more exploitation! There is still time to change, there is still a way out and a chance, time to implore the mercy of God.
Just as in Jonas’ time, so too today may we commit ourselves to conversion; may we be signs lighting the way and announcing salvation. I know of the work of countless civil organizations working to support the rights of migrants. I know too of the committed work of so many men and women religious, priests and lay people in accompanying migrants and in defending life. They are on the front lines, often risking their own lives. By their very lives they are prophets of mercy; they are the beating heart and the accompanying feet of the Church that opens its arms and sustains.
This time for conversion, this time for salvation, is the time for mercy. And so, let us say together in response to the suffering on so many faces: In your compassion and mercy, Lord, have pity on us … cleanse us from our sins and create in us a pure heart, a new spirit (cf. Ps 50).
Deseo aprovechar este momento para saludar desde aquí a nuestros queridos hermanos y hermanas que nos acompanan simultaneamente al otro lado de la frontera, en especial a aquellos sue se han congregado en el estadio de la Universidad de El Paso, conocido como el Sun Bowl, bajo la guia de su Obispo, S.E. Mons. Mark Seitz. Gracias a la ayuda de la tecnologia, podemos orar, cantar y celebrar juntos ese amor misericordioso que el Senor nos da, y el que ninguna frontera podrá impedirnos de compartir. Gracias, hermanos y hermanas de El Paso, por hacernos sentir una sola familia y una misma comunidad cristiana.
Francese
La gloire de Dieu est la vie de l’homme, disait saint Irénée dans le S. II, expression qui continue de résonner dans le coeur de l’Eglise. La gloire du Père est la vie de ses enfants. Il n’y a pas de plus grande gloire pour un père que de voir la réussite de ses proches ; il n’y a pas [pour lui] de plus grande satisfaction que de les voir progresser, de les voir grandir et s’épanouir. Ainsi l’atteste la première lecture que nous avons écoutée. Ninive une grande ville qui s’auto détruisait,
fruit de l’oppression et de la dégradation, de la violence et de l’injustice. Les jours de la grande capitale étaient comptés, puisque la violence qu’elle générait en elle-même n’était plus soutenable. Voilà qu’apparaît le Seigneur, secouant le coeur de Jonas, voilà qu’apparaît le Père qui invite et qui envoie son messager. Jonas est convoqué pour recevoir une mission. Va, lui dit-il, car ‘‘dans quarante jours, Ninive sera détruite’’ (Jon 3, 4). Va, aide-les à comprendre qu’avec cette manière de se traiter, de se réguler, de s’organiser, ils ne font que provoquer la mort et la destruction, la souffrance et l’oppression. Montre-leur qu’il n’y a de vie pour personne, ni pour le roi ni pour ses sujets, ni pour les champs ni pour le bétail. Va et annonce qu’ils se sont tellement habitués à la dégradation qu’ils ont perdu la sensibilité face à la douleur. Va et dis-leur que l’injustice s’est installée dans leur regard. C’est pour cela que Jonas part ! Dieu l’envoie pour mettre en évidence ce qui se passe, il l’envoie pour réveiller un peuple ivre de lui-même.
Et dans ce texte, nous nous trouvons face au mystère de la miséricorde divine. La miséricorde rejette toujours le mal, en prenant très au sérieux l’être humain. Elle s’adresse toujours à la bonté endormie, anesthésiée de chaque personne. Loin d’anéantir comme bien souvent nous souhaitons ou voulons le faire, la miséricorde s’approche de toute situation pour la transformer de l’intérieur. C’est précisément le mystère de la miséricorde divine. Elle s’approche et invite à la conversion, elle invite au repentir ; elle invite à voir le dommage qu’on crée à tous les niveaux. La miséricorde pénètre toujours le mal pour le transformer.
Le roi a écouté, les habitants de la ville ont réagi et la pénitence a été décrétée. La miséricorde de Dieu a pénétré le coeur en révélant et en manifestant ce qui sera notre certitude ainsi que notre espérance : il y a toujours une possibilité de changement, il est temps de réagir et de transformer, de modifier et de changer, de convertir ce qui nous détruit comme peuple, ce qui nous dégrade comme humanité. La miséricorde nous encourage à regarder le présent et à faire confiance à ce qui bat de sain et de bon dans chaque coeur. La miséricorde de Dieu est notre bouclier et notre force.
Jonas a aidé à voir, il aide à prendre conscience. Et aussitôt, son appel trouve des hommes et des femmes capables de se repentir, capables de pleurer. Pleurer pour l’injustice, pleurer pour la dégradation, pleurer pour l’oppression. Ce sont des larmes qui peuvent ouvrir la voie à la transformation, ce sont les larmes qui peuvent attendrir le coeur, ce sont les larmes qui peuvent purifier le regard et aider à voir le cercle du péché dans lequel souvent on est enfermé. Ce sont les larmes qui réussissent à rendre sensible le regard ainsi que l’attitude rigide et surtout d’indifférence face à la souffrance d’autrui. Ce sont les larmes qui peuvent provoquer une rupture capable de nous ouvrir à la conversion.
Cette parole résonne avec force aujourd’hui au milieu de nous, cette parole est la voix qui crie dans le désert et nous invite à la conversion. En cette année de la miséricorde, je voudrais avec vous, implorer ici la miséricorde divine, je voudrais demander avec vous le don des larmes, le don de la conversion.
Ici, à Juárez, comme dans d’autres régions frontalières, se sont concentrés des milliers de migrants centraméricains et provenant d’autres pays, sans oublier les nombreux mexicains qui cherchent aussi à passer ‘‘de l’autre côté’’. Un passage, un parcours parsemé de terribles injustices : des personnes réduites en esclavage, séquestrées, victimes d’extorsion ; beaucoup de nos frères sont objet du trafic de transit humain.
Nous ne pouvons nier la crise humanitaire qu’a représentée, ces dernières années, la migration de milliers de personnes, que ce soit par train, par la route, voire à pied parcourant des centaines de kilomètres à travers des montagnes, des déserts, par des chemins impraticables. Cette tragédie humaine, que représente la migration forcée, est aujourd’hui un phénomène global. Cette crise qu’on peut mesurer par des chiffres, nous voulons la mesurer par des noms, des histoires, par des familles. Ce sont des frères et des soeurs qui partent, chassés par la pauvreté et la violence, par le narcotrafic et par le crime organisé. Face à de nombreux vides juridiques, se déploie un réseau qui attrape et détruit toujours les plus pauvres. Non seulement ils souffrent de la pauvreté, mais de
surcroît ils souffrent de ces formes de violence. Une injustice qui se radicalise chez les jeunes, ‘‘chair à canon’’, ils sont persécutés et menacés lorsqu’ils cherchent à sortir de la spirale de la violence et de l’enfer des drogues. Et de dire tant de femmes auxquelles la vie a été arrachée!
Demandons à notre Dieu le don de la conversion, le don des larmes, demandons-lui d’avoir le coeur ouvert, comme les Ninivites, à son appel à travers le visage souffrant de tant d’hommes et de femmes ! Plus de mort ni d’exploitation ! Il est toujours temps de changer, il y a toujours une issue et une opportunité, il est toujours temps d’implorer la miséricorde du Père.
Comme au temps de Jonas, aujourd’hui nous comptons aussi sur la conversion ; il y a des signes qui deviennent lumière sur le chemin et annonce de salut. Je connais le travail de nombreuses d’organisations de la société civile en faveur des droits des migrants ! Je connais également le travail engagé de tant de religieuses, de religieux et prêtres, de laïcs qui se dévouent dans l’accompagnement et la défense de la vie ! Ils sont en première ligne, risquant souvent leur propre vie. Par leurs vies, ils sont des prophètes de la miséricorde, ils sont le coeur compréhensif et les pieds solidaires de l’Eglise qui ouvre ses bras et soutient.
C’est le temps de la conversion, c’est le temps du salut, c’est le temps de la miséricorde. Disons donc ensemble à la souffrance de tant de visages : « Pitié pour moi, Seigneur, dans ton amour, selon ta grande miséricorde... Purifie-nous de nos péchés et crée en nous un coeur pur, un esprit nouveau » (cf. Ps 50, 1-4).
Deseo aprovechar este momento para saludar desde aquí a nuestros queridos hermanos y hermanas que nos acompanan simultaneamente al otro lado de la frontera, en especial a aquellos sue se han congregado en el estadio de la Universidad de El Paso, conocido como el Sun Bowl, bajo la guia de su Obispo, S.E. Mons. Mark Seitz. Gracias a la ayuda de la tecnologia, podemos orar, cantar y celebrar juntos ese amor misericordioso que el Senor nos da, y el que ninguna frontera podrá impedirnos de compartir. Gracias, hermanos y hermanas de El Paso, por hacernos sentir una sola familia y una misma comunidad cristiana. 
Portoghese
A glória de Deus é a vida do homem: dizia Santo Ireneu, no século II; uma afirmação, que continua a ressoar no coração da Igreja. A glória do Pai é a vida dos seus filhos. Não há maior glória para um pai do que ver a realização dos seus; não há maior satisfação do que vê-los avançar, vê-los crescer e desenvolver-se. Assim o atesta a primeira Leitura que escutámos e nos falava de Nínive, uma grande cidade que se estava auto-destruindo em consequência da opressão e degradação, da violência e injustiça. A grande capital tinha os dias contados, pois não era mais tolerável a violência nela gerada. Então aparece o Senhor movendo o coração de Jonas; aparece o Pai convidando e enviando o seu mensageiro. Jonas é chamado para receber uma missão: Vai lá! Porque, «dentro de quarenta dias, Nínive será destruída» (Jn 3, 4). Vai! Ajuda-os a compreender que, com esta forma de comportar-se, regular-se, organizar-se, a única coisa que estão a gerar é morte e destruição, sofrimento e opressão. Faz-lhes ver que não há vida para ninguém, nem para o rei nem para o súbdito, nem para os campos nem para o gado. Vai e anuncia que eles se habituaram de tal maneira à degradação, que perderam a sensibilidade perante o sofrimento. Vai e diz-lhes que a injustiça se apoderou do seu olhar. Por isso, Jonas parte; Deus envia-o para pôr em evidência o que estava a acontecer; envia-o para despertar um povo inebriado de si mesmo.
Neste texto, encontramo-nos perante o mistério da misericórdia divina. A misericórdia sempre rejeita o mal, tomando muito a sério o ser humano; sempre faz apelo à bondade adormecida, anestesiada, de cada pessoa. Longe de aniquilar, como muitas vezes pretendemos ou queremos fazê-lo, a misericórdia aproxima-se de cada situação para a transformar a partir de dentro. Isto é
precisamente o mistério da misericórdia divina: aproxima-se e convida à conversão, convida ao arrependimento; convida a ver o dano que está a ser causado a todos os níveis. A misericórdia sempre entra no mal para o transformar.
O rei ouviu, os habitantes da cidade reagiram e foi decretado o arrependimento. A misericórdia de Deus entrou no coração, revelando e manifestando algo que será a nossa certeza e a nossa esperança: há sempre a possibilidade de mudar, estamos a tempo de reagir e transformar, modificar e alterar, converter aquilo que nos está a destruir como povo, o que nos está a degradar como humanidade. A misericórdia anima-nos a olhar o presente e confiar naquilo que, de são e bom, está escondido em cada coração. A misericórdia de Deus é o nosso escudo e a nossa fortaleza.
Jonas ajudou a ver, a tomar consciência. Que se passa depois? O seu apelo encontra homens e mulheres capazes de se arrependerem, capazes de chorar: deplorar a injustiça, deplorar a degradação, deplorar a opressão. São as lágrimas que podem abrir o caminho à transformação; são as lágrimas que podem abrandar o coração, são as lágrimas que podem purificar o olhar e ajudar a ver a espiral de pecado em que muitas vezes se está enredado. São as lágrimas que conseguem sensibilizar o olhar e a atitude endurecida, e sobretudo adormecida, perante o sofrimento alheio. São as lágrimas que podem gerar uma ruptura capaz de nos abrir à conversão.
Hoje esta palavra ressoa vigorosamente no meio de nós; esta palavra é a voz que clama no deserto e nos convida à conversão. Neste Ano da Misericórdia, quero implorar convosco neste lugar a misericórdia divina, quero pedir convosco o dom das lágrimas, o dom da conversão.
Aqui em Ciudad Juarez, como noutras áreas fronteiriças, concentram-se milhares de migrantes da América Central e doutros países, sem esquecer tantos mexicanos que procuram também passar para «o outro lado». Uma passagem, um caminho carregado de injustiças terríveis: escravizados, sequestrados, objectos de extorsão, muitos irmãos nossos acabam vítimas do tráfico humano.
Não podemos negar a crise humanitária que, nos últimos anos, levou à migração de milhares de pessoas, quer por via ferroviária ou rodoviária quer mesmo a pé atravessando centenas de quilómetros de montanhas, desertos, caminhos inóspitos. Hoje, esta tragédia humana que é a migração forçada, tornou-se um fenómeno global. Esta crise que se pode medir em números, queremos medi-la por nomes, por histórias, por famílias. São irmãos e irmãs que partem, forçados pela pobreza e a violência, pelo narcotráfico e o crime organizado. No meio de tantas lacunas legais, estende-se uma rede que apanha e destrói sempre os mais pobres. À pobreza que já sofrem, vem juntar-se o sofrimento destas formas de violência. Uma injustiça que se radicaliza ainda mais contra os jovens: como «carne de canhão», eles vêem-se perseguidos e ameaçados quando tentam sair da espiral de violência e do inferno das drogas. E o que dizer de tantas mulheres que foram injustamente tirado deles vida!
Peçamos ao nosso Deus, o dom da conversão, o dom das lágrimas. Peçamos-Lhe a graça de ter o coração aberto, como os Ninivitas, ao seu apelo no rosto sofredor de tantos homens e mulheres. Não mais morte nem exploração! Há sempre tempo para mudar, há sempre uma via de saída e uma oportunidade, é sempre tempo para implorar a misericórdia do Pai.
Hoje, como sucedeu no tempo de Jonas, também apostamos na conversão; há sinais que se tornam luz no caminho e anúncio de salvação. Conheço o trabalho de muitas organizações da sociedade civil em favor dos direitos dos migrantes. Estou a par também do trabalho generoso de muitas irmãs religiosas, de religiosos e sacerdotes, de leigos votados ao acompanhamento e à defesa da vida. Prestam ajuda na vanguarda, muitas vezes arriscando a própria vida. Com a sua vida, são profetas de misericórdia, são o coração compreensivo e os pés da Igreja que acompanha, que abre os seus braços e apoia.
É tempo de conversão, é tempo de salvação, é tempo de misericórdia. Por isso, juntamente com o sofrimento de tantos rostos, digamos: «Pela vossa imensa compaixão e misericórdia, Senhor, tende piedade de nós (...), purificai-nos dos nossos pecados e criai em nós um coração puro, um espírito novo» (cf. Sal 51/50, 3.4.12).
Deseo aprovechar este momento para saludar desde aquí a nuestros queridos hermanos y hermanas que nos acompanan simultaneamente al otro lado de la frontera, en especial a aquellos sue se han congregado en el estadio de la Universidad de El Paso, conocido como el Sun Bowl, bajo la guia de su Obispo, S.E. Mons. Mark Seitz. Gracias a la ayuda de la tecnologia, podemos orar, cantar y celebrar juntos ese amor misericordioso que el Senor nos da, y el que ninguna frontera podrá impedirnos de compartir. Gracias, hermanos y hermanas de El Paso, por hacernos sentir una sola familia y una misma comunidad cristiana.