sabato 27 agosto 2016

(Luis Badilla - ©copyright) "Ungheria costruirà secondo muro anti-migranti al confine con la Serbia". Così il titolo di un dispaccio dell'agenzia Askanews che poi spiega: "Il Primo Ministro conservatore ungherese Viktor Orbán ha annunciato il via libera allo studio per la costruzione di una seconda recinzione al confine meridionale con la Serbia per fermare qualsiasi nuovo tentativo da parte dei migranti di entrare sul territorio magiaro”.
V. Orbán, che già nei mesi scorsi aveva deciso di sigillare i confini dell'Ungheria, ha spiegato che "studi tecnici sono in corso" per "valutare un sistema di difesa più robusto" per rafforzare la recinzione esistente costruita lo scorso settembre lungo i 175 chilometri di confine con la Serbia.
"Un nuovo muro sarà costruito con equipaggiamenti più moderni", ha dichiarato in un'intervista alla radio pubblica. "Il confine non può essere difeso con i fiori e i giocattoli, la frontiera deve essere difesa con la polizia, con soldati e armi", ha aggiunto sottolineando che la nuova barriera anti-migranti "sarà capace di fermare altre centinaia di migliaia" di persone che potrebbero arrivare alla frontiera.
Come si sa, l'Ungheria, Paese di quasi 10 milioni di abitanti, nel 2015 ha visto 400 mila ingressi (in rapporto alla popolazione la percentuale europea più alta). Ora, secondo le decisioni di Bruxelles, dovrebbe accogliere 1.294 profughi in più. Budapest ha presentato ricorso contro il piano quote dell'UE davanti alla Corte di giustizia europea insieme alla Slovacchia.
Intanto il Premier ungherese si è inventato un referendum, che si farà il 2 ottobre, nella speranza che sia il popolo dell'Ungheria a dire “no” all’Unione Europea. Per Orbán questa è la democrazia reale e autentica.
«Volete che l'Unione Europea sia autorizzata a decidere l'insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi in Ungheria senza il consenso del Parlamento?». E' questo il singolare quesito referendario – si  lo potrebbe definire fazioso –  al quale milioni di ungheresi dovrebbero rispondere con un "si" o con un "no" il prossimo 2 ottobre.
Il nazionalista Orbán, leader del Fidesz-Unione civica ungherese, non ha dubbi e nel "suo" referendum già nel quesito punta il dito contro l'Unione Europa che presenta come un ente estraneo al Paese e con indebite pretese d'ingerenza. Naturalmente il Premier ungherese non dice nulla di simile quando le sue politiche hanno il sostegno e i finanziamenti europei. Si sa, lui come altri governanti dell'Europa centrorientale (Polonia, Repubblica Ceca ed Slovacchia, gruppo di Visegrad - V4)  desiderano un'Unione Europea da buffet, dalla quale prendere solo ciò che fa comodo e piace, onori e vantaggi e mai oneri e responsabilità. Insomma "europeismo carsico": un po' fuori e un po' dentro, una comoda appartenenza fisarmonica.
Va ricordato, come hanno scritto alcuni analisti, che questa consultazione referendaria "interviene sullo schema di ripartizione dei richiedenti asilo proposto dalla Commissione e approvato dal Consiglio dei capi di Stato e di governo. È il noto piano per ricollocare in due anni 160 mila profughi da Italia e Grecia: 40 mila rientrano in un programma di accoglienza su base volontaria, 120 mila vanno trasferiti attraverso il sistema delle quote obbligatorie. Il sistema, che finora ha portato a poco più di duemila ricollocamenti, è stato subito contestato da Budapest e dall'intero blocco centro-orientale, dov'è montata la retorica dell'invasione islamica e del pericolo dell'assimilazione culturale che non esita a sovrapporre terrorismo e immigrazione."
In questi giorni, e sarà peggio con l'avvicinarsi del 2 ottobre, in Ungheria non manca chi per sostenere la politica di Orbán si appella al cristianesimo e addirittura al Vangelo. E' opportuno a questo punto ricordare la domanda della giornalista Stefania Falasca, giorni fa, sull'Avvenire, al cardinale Segretario di stato Pietro Parolin e la risposta del porporato.
- In Occidente, alcuni Paesi giustificano le loro chiusure rispetto ai flussi dell’immigrazione come misure per difendere la propria identità culturale legata al cristianesimo. È legittimo usare il riferimento al Vangelo per chiudere le porte agli immigrati? 
"Assolutamente no. Non possiamo sminuire l’apertura universalistica del Vangelo, o far finta che non esista. E la Chiesa deve continuare a ripetere, senza stancarsi, a tempo opportuno e importuno, le parole del Signore: 'Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi', e 'Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso'. Lo spirito di accoglienza è parte essenziale dell’identità cristiana e un’applicazione concreta delle opere di misericordia indicate da Gesù nel Vangelo. Ovviamente, è legittimo per un Paese prendere misure legali e giuridiche per tutelare la propria identità culturale legata al cristianesimo. Ma anche tali misure vanno informate allo spirito di amore e di misericordia nei confronti di ogni persona, a partire da quelle che hanno più bisogno, senza alcuna distinzione." (Avvenire, 25 agosto 2016)