giovedì 12 gennaio 2017

Italia
Perché non basta dirsi cristiani: la lezione di Martini
Corriere della Sera
(Elisabetta Soglio) Laici presenti nel mondo, testimoni attivi, protagonisti consapevoli. Carlo Maria Martini non era ancora arcivescovo a Milano quando affrontava la questione del ruolo dei cristiani nella società, anticipando i tempi di una riflessione che ancora oggi impegna la Chiesa. «Il dovere cristiano di testimoniare viene a tradursi nel dovere di comportarsi in modo che il nostro cristianesimo in qualche modo si manifesti, in modo cioè che vedendo il nostro agire si veda quanto un cristiano può e sa fare».
Così il padre gesuita a un convegno nazionale di Azione Cattolica, nel 1969 a Roma: ed è proprio questo il primo intervento scelto per la raccolta postuma di scritti Cristiani coraggiosi (In Dialogo editrice, pagine 188, e 15,90), aperta da un' introduzione di monsignor Franco Giulio Brambilla e da un testo di papa Francesco. L' impegno del cristiano che comincia con l' essere portatore di «pace e dialogo» e prosegue entrando nella vita quotidiana: un impegno che «... Nel medesimo tempo, interpella le istituzioni pubbliche, ne sollecita l' intervento, offre loro esempi concreti di iniziative scolastiche, educative, culturali, riabilitative, che possono essere ulteriormente estese e consolidate» (agosto 1985). 
Immergersi nel quotidiano proprio come chiedeva Giuseppe Lazzati, indicato da Martini come «testimone di laicità» e che scriveva: «Il laico cristiano è sempre nella chiesa anche quando attende al proprio lavoro nell' officina, nell' ufficio, o è allo studio nella scuola». Arrivato nel 1980 a guidare l' arcidiocesi di Milano, il cardinale Martini ritma con le sue lettere pastorali un percorso che comincia con la Dimensione contemplativa della vita e prosegue con gli Itinerari educativi . 
Sono gli anni in cui la questione morale interpella la politica e le coscienze. Nel 1985 Martini ribadisce che tutti gli «appelli a una rigenerazione morale pratica... rimarranno esortazioni non convincenti, deplorazioni pure e semplici, proposte chimeriche se non si fondano su una rigenerazione profonda morale dell' uomo e se non colgono i valori etici nel loro punto originante». La rigenerazione è possibile per i Cristiani coraggiosi solo partendo dalla parola di Dio che va approfondita nella lectio divina. Ma neppure questa basta per chi si vuole impegnare nella vita pubblica e il pastore, aprendo nel 1996 la settima edizione delle scuole di Formazione sociopolitica, lancia l' allarme: «Purtroppo si coglie ancora, a livello di partecipazione politica dei cristiani, una preoccupante ignoranza politica: sia della dottrina sociale cristiana sia delle corrette metodologie di passaggio da fede a politica». 
Aggiunge Martini che «non basta per il cristiano impegnato in politica una certa coerenza nella vita personale o nella partecipazione alla vita religiosa o un' affermazione generica di principi astratti. Occorre una preparazione specifica e un senso vivo della complessità della traduzione politica dei valori». Essere un bravo cristiano e una brava persona è condizione necessaria ma non sufficiente, insomma. E vale ancora oggi.