domenica 12 marzo 2017

Italia
Ecco i nomi in corsa per sostituire Vallini nella Diocesi del Papa
Il Messaggero
(Franca Giansoldati) Francesco finora ha osservato silente la fotografia della sua diocesi. Dopo Pasqua annuncerà il  nome di chi sostituirà il cardinale Agostino Vallini. Vorrebbe che Roma fosse un faro illuminante  per il mondo. Un esempio. E invece la diocesi del Papa arranca, vivacchia, tira avanti per inerzia,  priva di progetti pastorali ad ampio respiro, capaci di fare da traino a laboratori prospettici. Come se mancasse il lievito più che la buona volontà. Il malcontento è carsico, i segnali invece sono visibili. 
Il seminario diocesano è desolatamente semi-vuoto con le sue centinaia di belle stanze inutilizzate.  C'era chi aveva suggerito di sfruttarlo per i rifugiati, ma la risposta è stata negativa per via del  carattere extraterritoriale del Laterano che complicherebbe un progetto del genere. Di fatto quelle  stanze disabitate esibiscono una carenza di vitalità. I seminaristi - specie di per sé in via di  estinzione - a Roma sembrano un po' come dei panda. Naturalmente i problemi sono ben altri. Ci  sono le finanze disastrate della diocesi, per esempio, tanto che era stato chiesto una riduzione del 10 per cento degli stipendi. O gli ammanchi emersi di recente al santuario del Divino Amore, o il calo  degli studenti all'università del Laterano, un tempo punta di diamante del sistema accademico  pontificio. La lista delle sofferenze è conosciuta a Francesco. Compreso un certo scontento, misto  ad amarezza, che serpeggia tra i parroci, probabilmente sintomo di scollamento tra la base e  l'istituzione.  
ASSENZA DI DIALOGO 
Già qualche anno fa un gruppo anonimo di preti scrisse all'allora Papa Ratzinger per lamentarsi  della difficoltà a intavolare un dialogo costruttivo con i vertici del Laterano. La lettera fu pubblicata sul Messaggero, se ne parlò per un po', e poi la cosa finì lì. Papa Francesco, in questi quattro anni di pontificato, avendo coltivato un rapporto diretto con alcuni di loro, sa che la sua diocesi vive una  fase tribolata. Di transizione. Ora si tratta di individuare il successore del cardinale Agostino Vallini  che ha ampiamente superato l'età pensionabile. Prima di arrivare in Vicariato Vallini è stato vescovo di Albano, poi Prefetto della Segnatura Apostolica, la Cassazione vaticana. Nel 2006 è stato fatto  cardinale da Benedetto XVI e due anni dopo chiamato a succedere a Ruini. Subito dopo l'elezione,  Bergoglio ha voluto che fosse al suo fianco sulla Loggia delle Benedizioni a salutare la folla  presente a San Pietro. Sia per rispetto che per amicizia, Bergoglio lo ha lasciato in carica oltre la  soglia dei 75 anni e con lui stesso ha parlato anche dell'avvicendamento.  
CACCIA AL NOME 
Un po' di tempo fa un monsignore chiese a Francesco se avesse già scelto qualcuno per il Vicariato.  Lui scherzando disse di no, visto che c'era una «lista lunga così». I rumors hanno incluso tra i  candidati il vescovo di Terni, Pompili, monsignor Paglia, il vescovo del settore Sud, Lojudice, il  teologo e prefetto Fisichella, il Sostituto Becciu. Ma la scelta al momento non è ancora maturata.  Per risolvere la grana di Roma - per via dei problemi collaterali che presenta - il Papa aspetta di  ricevere le preferenze dei parroci, con il vecchio sistema delle consultazioni. «Vorrei prima avere un vostro identikit». Due giorni fa ai parroci di settore, in un incontro a porte chiuse al Laterano, con  Vallini presente, Bergoglio ha chiesto di scrivere direttamente a lui, saltando ogni filtro: «fate  presente cosa desiderate, quali cono le cose che vanno e quelle che non vanno». Non ci sono state  domande, l'incontro è stato rapido ed è terminato con la riunione del consiglio pastorale diocesano  (al quale il Papa non ha però partecipato). La partita resta delicata e complessa. Papa Bergoglio sa  che non può sbagliare questa nomina. Ci sono oltre trecento parrocchie da gestire, da coordinare e  alle quali consegnare una visione operativa d'insieme, inclusiva di tutte le realtà cattoliche: l'esercito dei movimenti e dei religiosi presenti sul territorio, il laicato, gli altri organismi che fanno  camminare il welfare parallelo in campo sanitario, educativo, familiare, medico e nelle zone più  misere di Roma, nelle periferie del silenzio, nelle cinture dormitorio, dove se non ci fosse l'oratorio  non esisterebbe nulla di aggregativo. Il compito che attende il prossimo Vicario sarà di progettare in grande, di avere il coraggio di dialogare e di scontrarsi (nel caso) con il mondo al di fuori del  recinto del Laterano dove Cristo è ormai sconosciuto. Francesco ha confidato che il suo prossimo  Vicario non vorrebbe farlo cardinale. Chissà. Sarebbe una novità in assoluto ma anche un'arma a  doppio taglio che, come effetto collaterale, lo indebolirebbe in partenza agli occhi di Roma. 
Franca Giansoldati