lunedì 20 marzo 2017

Vaticano
Bergoglio tra l'islam e i copti
“Trentino”
(Luigi Sandri) L’annuncio vaticano, sabato, e cioè che Francesco a fine aprile (28-29) visiterà l’Egitto, pone i  riflettori della Santa Sede sul paese-guida del mondo arabo che, per la sua storia, le sue tradizioni, i  suoi nodi geopolitici ha un particolarissimo peso religioso nel pianeta dell’Islam e in quello delle  Chiese. Il comunicato ufficiale precisa che il pontefice si muove “accogliendo l’invito del  presidente della Repubblica (Abd al-Fattah as-Sisi), dei vescovi della Chiesa cattolica, di Sua  Santità papa Tawadros II e del Grande Imam della Moschea di al-Azhar, cheikh Ahmed Mohamed  el-Tayyib”.
Un elenco che, nel suo semplice enunciato, fa intuire la complessità del pellegrinaggio.  Il dialogo islamo-cristiano è lo scopo principale del viaggio papale: un dialogo che avrà il suo  vertice, appunto, nell’incontro con il capo di al-Azhar, cioè la moschea, con annessa università, che  rappresenta – nel mondo sunnita – il più autorevole centro di studi teologici e giuridici dell’Islam.  Francesco aveva ricevuto el-Tayyib nel maggio scorso e, allora, avevano ribadito il comune  impegno delle autorità e dei fedeli delle grandi religioni per la pace nel mondo, e il rifiuto della  violenza e del terrorismo. 
D’altronde, in merito ai guerriglieri del cosiddetto Califfato islamico  dell’Isis/Daesh, il Grande Imam più volte ha definito “aperta contraddizione con il messaggio del  Corano” le violenze compiute da quelli con le loro citazioni pretestuose del Libro sacro dei  musulmani. Inoltre, egli aveva espresso le sue condoglianze ai cristiani quando terroristi islamici in  Egitto avevano attaccato chiese provocando molte vittime. Sia al-Azhar che il governo egiziano,  durante il pontificato di Benedetto XVI erano rimasti molto seccati per dichiarazioni di quel  pontefice, a loro parere irrispettose dell’Islam e interferenti negli affari interni del paese. Con la sua  visita, Francesco intende ristabilire buone relazioni. Da parte sua, il generale el-Sisi (che, nel 2013,  prese il potere rovesciando il presidente costituzionale Muhammad Mursi, espressione dei Fratelli  musulmani, e che l’anno seguente fu dal popolo eletto presidente), si è dichiarato d’accordo con la  linea espressa da el-Tayyib. Anche sul versante ecumenico la visita di Francesco è importante. 
La  Chiesa romana e quella copta (=egiziana) sono separate dal V secolo, per una diversa comprensione teologica sulla “persona” e le “nature” di Cristo. Ma, dopo mille e cinquecento anni di polemiche, il predecessore dell’attuale patriarca, Shenouda III, nel 1973 firmò a Roma, con Paolo VI, una  dichiarazione nella quale i due papi (anche il patriarca copto di Alessandria, che si considera erede  di san Marco, ha il titolo di “papa”) ribadivano che, in fondo, le loro due Chiese avevano la stessa  fede fondamentale, seppure espressa in modi che, un tempo, apparvero inconciliabili. E, dunque,  Francesco e Tawadros II si impegneranno a lavorare per superare un “malinteso” teologico vecchio  di secoli. Ma non sarà impresa facile.