lunedì 10 aprile 2017

SIR
Un attentato “contro l’unità del Paese, contro i cristiani per ricordare loro che non hanno diritti e contro tutta la minoranza cristiana del Paese che attende con ansia Papa Francesco”. Lo dice al Sir mons. Antonios Aziz Mina, vescovo copto-cattolico emerito di Guizeh, in merito al doppio attentato, rivendicato dall’Isis, di ieri, Domenica delle Palme, che ha colpito, nella cittadina di Tanta (a nord del Cairo), la chiesa copta di Mar Girgis provocando 27 morti e 78 feriti, e ad Alessandria, la cattedrale di san Marco, con 16 morti.
“Colpire i cristiani - aggiunge - garantisce ai terroristi una grande risonanza mediatica, più che colpire esercito o polizia sulla frontiera del Sinai. Basta ricordare quanti cristiani sono stati uccisi, anche recentemente, in questa penisola”. “Hanno colpito in uno dei giorni in cui maggiore è l’affluenza in chiesa - aggiunge mons. Mina, che è stato il rappresentante della Chiesa copto-cattolica all’interno della Costituente che ha redatto il nuovo testo della Costituzione egiziana approvata con un referendum nel gennaio 2014 - quindi è drammaticamente chiara l’intenzionalità di compiere una strage. Hanno colpito a tre settimane dall’arrivo di Papa Francesco in Egitto inviando un messaggio di morte al popolo egiziano e, in particolare, alla sua componente cristiana”.
“Si tratta di un attentato all’unità del Paese – afferma ancora il vescovo copto-cattolico -. Sono decenni che, come Chiesa, avvertiamo dei rischi che la diffusione del fanatismo e dell’estremismo religioso porta con sé. Ci sono tantissimi giovani che subiscono dei veri e propri lavaggi del cervello ad opera di correnti fondamentaliste islamiche. Ora le autorità politiche e religiose devono rimediare a questa situazione per evitare che fatti del genere possano di nuovo accadere”. Circa il viaggio di Papa Francesco in Egitto, previsto il 28 e 29 aprile prossimi, mons. Mina si dice convinto che “non sia a rischio. Le misure di sicurezza saranno altissime e sono certo che tutto avverrà senza alcun problema”. Ma prima del Papa i cristiani sono chiamati a celebrare la Pasqua, “che è di tutti i cristiani quest’anno: avrà più che mai il sapore del sangue e l’amaro della tristezza - rimarca il presule -. Tante famiglie dopo i due attentati di ieri piangeranno i loro martiri. Nonostante ciò, non perderemo mai la speranza. Questi gesti efferati ci rendono più saldi nella fede e più forti. Non siamo sconfitti. Celebreremo la Pasqua e affideremo alla visita di Papa Francesco la crescita della nostra Chiesa che piange altri martiri. Il Papa ci ha chiesto di pregare perché Dio converta il cuore dei terroristi e per la pace. I cristiani di Egitto sono combattenti della speranza”. Quello di ieri è il secondo attacco terrorista a una chiesa copta negli ultimi mesi. Lo scorso 11 dicembre un attacco suicida nella chiesa dei santi Pietro e Paolo, vicino alla cattedrale copta di san Marco al Cairo, provocò 28 morti e più di 40 feriti. I cristiani copti sono circa il 10% della popolazione egiziana e sono vittime di violenze e assassinii da parte di milizie jihadiste attive nel Sinai e di gruppi dei Fratelli musulmani, che dopo la cacciata del loro leader Mohamed Morsi, hanno assaltato chiese, case e negozi di proprietà di cristiani.