venerdì 21 aprile 2017

Avvenire
(Luca Liverani) La collaborazione di Acnur, Oim e Chiesa etiope - Fuggono dalla Somalia insanguinata dalla guerra tra governo federale e fondamentalisti di al-Shabab. Dalla dittatura in Eritrea che schiavizza i giovani con un servizio militare a tempo indeterminato. Dai saccheggi e dagli stupri perpetrati in Sud Sudan indistintamente da governativi e ribelli. Affrontano viaggi infiniti, disperati e spesso fatali attraverso il deserto e il mare. Sono i profughi del Corno d' Africa, per i quali ora la Conferenza episcopale italiana apre un nuovo corridoio umanitario, per portarne 500 in Italia in due anni, in sicurezza e legalità, curandone l'integrazione.
A seguire la complessa e delicata operazione sarà Caritas italiana assieme alla Comunità di Sant'Egidio (che da un anno con valdesi e evangelici gestisce un altro corridoio dal Libano per i profughi siriani), grazie ai fondi messi a disposizione dall' 8 per mille della Cei. La missione concretizza il protocollo firmato il 12 gennaio al Viminale tra Governo italiano, Cei e Comunità di Sant'Egidio. In questi giorni sono in corso infatti le operazioni preliminari per consentire l'apertura di questo primo corridoio umanitario dall' Africa. Caritas e Sant'Egidio sono in missione congiunta ad Addis Abeba. Piena la collaborazione delle agenzie dell' Onu impegnate nella gestione dei rifugiati, Acnur e Oim, come pure dell' Arra, l'agenzia etiope di Stato che si occupa degli oltre 850.000 rifugiati presenti in Etiopia, paese leader in Africa nell' accoglienza di profughi. La missione sta operando una prima ricognizione nei campi in Tigrai, al confine con l' Eritrea, facilitata dalla Ong Gandhi Charity. Grazie ai fondi dell'8 per mille Cei, Caritas italiana nelle scorse settimane aveva già attivato un altro progetto analogo, un canale umanitario per 41 profughi siriani dal campo di Za'atari in Giordania, nell' ambito del programma di reinsediamento del ministero dell' Interno: i primi 15 sono arrivati il 7 marzo per essere accolti a San Giovanni Rotondo (Foggia). Nelle prossime settimane arriveranno altre 5 famiglie. Tra loro una donna affetta da Sla, un' altra operata di tumore al seno, un bambino affetto da epilessia. Delle terapie si occuperà l'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Per il corridoio etiope Caritas Italiana fa sapere che il vice ministro degli Esteri etiope, la signora Hirut Zemene, incontrando la delegazione italiana ha sottolineato la generosità di questa operazione umanitaria rivolta alle persone più vulnerabili e la rilevanza dell'impegno dell' Italia e della sua società civile verso i migranti. Grande la soddisfazione dell'arcivescovo metropolita di Addis Abeba e presidente della Conferenza episcopale di Etiopia ed Eritrea, cardinale Berhaneyesus Souraphiel e da Caritas Etiopia. L'ambasciata italiana giocherà un ruolo rilevante nello sviluppo operativo del progetto. «Nei giorni in cui assistiamo a tanti drammi nel Mediterraneo - commentano Caritas Italiana e Comunità di Sant' Egidio - i corridoi umanitari lanciano dall'Africa un grande segno di speranza». A firmare il Protocollo tecnico a gennaio erano stati il segretario generale, monsignor Nunzio Galantino, il presidente della Comunità di Sant' Egidio, Marco Impagliazzo, il sottosegretario all'Interno Domenico Manzione e il direttore delle politiche migratorie della Farnesina, Cristina Ravaglia. «Troppo spesso ci troviamo a piangere le vittime dei naufragi in mare, senza avere il coraggio poi di provare a cambiare le cose», aveva detto in quell'occasione monsignor Galantino. Questo Protocollo consentirà un ingresso legale e sicuro a «donne, uomini e bambini che vivono da anni nei campi profughi etiopi in condizioni di grande precarietà materiale ed esistenziale». La Chiesa Italiana «si fa interamente carico del progetto, grazie ai fondi dell' 8 per mille - aveva spiegato il segretario della Cei - senza quindi alcun onere per lo Stato italiano. Attraverso le diocesi accompagnerà un adeguato processo di integrazione ed inclusione».