sabato 12 agosto 2017

Corea del Sud
Giornata di preghiera promossa dal Wcc. Per la pace nella penisola coreana
L'Osservatore Romano
Si tiene domenica 13 agosto la giornata di preghiera per la pace e la riunificazione della penisola coreana. Un appuntamento ormai tradizionale, promosso dal World Council of Churches (Wcc) e a cui aderiscono la Comunione mondiale delle Chiese riformate e l’Alleanza evangelica mondiale, che quest’anno assume un’importanza ancora maggiore per via dell’innalzarsi, proprio a partire dall’area coreana, del clima di tensione politica e militare.
La giornata di preghiera è di consueto fissata per la domenica che precede il 15 agosto, data che ricorda la liberazione della Corea dall’oppressione coloniale giapponese, avvenuta nel 1945, me anche la divisione della penisola coreana in due realtà statali. La giornata di preghiera, inserita nel più ampio contesto del pellegrinaggio della giustizia e della pace promosso dal Wcc, ha quest’anno come principale spunto di riflessione un versetto del nuovo testamento: «Cerchiamo dunque ciò che porta alla pace e alla edificazione vicendevole» (Romani, 14, 19).
Sulla delicata questione coreana si registra anche una dichiarazione del segretario generale del World Council of Churches, Olav Fykse Tveit, il quale ritiene estremamente «cruciale» e «urgente» che «i rischi del conflitto siano ridotti, non aumentati». Di qui il richiamo alla comunità internazionale affinché segua con serietà e attenzione l’evolversi della crisi. Infatti, si afferma, «non esiste un altro contesto geografico in cui il rischio di un conflitto catastrofico a livello regionale e globale è maggiore», così come in «nessun altro momento della storia recente le tensioni nella regione sono state più alte».
Da oltre trent’anni, viene ricordato, il World Council of Churches è impegnato nel facilitare e accompagnare il dialogo e l’incontro tra i cristiani delle due Coree, ripetutamente «contestando la retorica e le azioni che aumentano le tensioni e i rischi di un conflitto armato e potenzialmente nucleare». In tal senso, anche il recente vorticoso ciclo di «minacce e contro minacce» rischia di portare il mondo ancora più vicino al «precipizio del conflitto».
Un appello alla pace è stato diffuso, in vista dell’anniversario dell’indipendenza nazionale, anche dalla Conferenza episcopale coreana, che in un messaggio «denuncia decisamente tutte le provocazioni imprudenti della Corea del Nord e si oppone a tutte le azioni che alzano la tensione della penisola coreana facendo indietreggiare, in effetti, la promozione della pace». Si afferma che «non è realizzabile, in assoluto, la pace vera e definitiva attraverso l’armamento nucleare». E si esortano i leader politici della Corea del Sud e del Nord affinché «favoriscano il dialogo per la pace e facciano del loro meglio per stabilire un sistema istituzionale per garantire la pace nella penisola coreana tramite la cooperazione con le nazioni limitrofe».
Per i presuli, «parlare della guerra senza dovuta considerazione è già un’azione di violenza contro l’umanità. Le azioni precipitose senza freni, che dimostrano la barbarie e la follia, non ci lasceranno che la morte di innumerevoli persone, la fatale devastazione di entrambi le parti, la regressione della storia umana e le piaghe profonde all’intera umanità». In questo senso, si sottolinea che «l’armamento nucleare e il rafforzamento militare non possono garantire la pace della nostra cara penisola; invece, si può raggiungere la pace vera solo per mezzo dello sforzo che mira alla realizzazione della giustizia attraverso il dialogo che favorisce la riconciliazione e lo sviluppo cooperativo del popolo coreano». E, dunque, «noi, il popolo coreano, siamo chiamati a resistere al potere diabolico che tenta di aggravare l’attuale crisi. Perché non si pensa a ridurre il budget della spesa astronomica militare della Corea del Sud e quella del Nord al fine di utilizzarlo invece per lo sviluppo umano e culturale? Si assicurano, dunque, i nostri connazionali che noi promuoviamo le varie iniziative per la pace e la giustizia sia della nostra penisola sia dell’umanità».

L'Osservatore Romano, 12-13 agosto 2017