martedì 8 agosto 2017

L'Osservatore Romano
Attivisti per i diritti civili e intellettuali della Malaysia, nazione a maggioranza musulmana, protestano da diversi giorni contro la decisione del governo di bandire un libro che promuove l’islam moderato. Il testo, dal titolo Rompere il silenzio: voci di moderazione. L’islam in una democrazia costituzionale, non è altro che una raccolta di saggi pubblicati da un gruppo di importanti intellettuali malaysiani musulmani che promuovono la tolleranza e il dialogo con le altre tradizioni e comunità religiose.Firmando il divieto, il vice primo ministro, Ahmad Zahid Hamidi, ha ribadito che la stampa o il possesso del libro «è probabile che pregiudichino l’ordine e allarmino l’opinione pubblica». Chiunque violi la proibizione del libro — pubblicato nella vicina Singapore — rischia pene fino a tre anni di detenzione. Al riguardo, in Malaysia montano le polemiche e i timori per il crescente conservatorismo sostenuto dalle autorità.
Secondo alcuni attivisti locali, la Malaysia bandisce con regolarità libri, film e canzoni che potrebbero contenere materiale sensibile riguardo alla religione e c’è la convinzione che le autorità, in tempi recenti, abbia inasprito la censura. Il libro — riferisce l’agenzia AsiaNews — è frutto del lavoro di un gruppo di ex funzionari pubblici di alto rango e diplomatici conosciuto come il “G25” — per il numero dei suoi membri fondatori — costituito proprio per combattere l’intolleranza e promuovere il dialogo nel paese. «Il divieto — ha spiegato Chandra Muzaffar, uno degli autori della raccolta — rivela l’approccio autoritario. È una raccolta di saggi che intende dimostrare che gli estremisti e il pensiero bigotto sulle questioni relative all’islam nel paese dovrebbero essere combattute in modo intellettuale». Anche per l’attivista Marina Mahathir, «lo scopo del provvedimento è quello di mettere a tacere i critici dell’amministrazione».
Da qualche anno, secondo molte organizzazioni e gruppi di attivisti, sono aumentati i tentativi delle autorità di far passare sotto silenzio qualunque cosa ritenuta poco “islamica”, poiché il partito del primo ministro, Najib Razak, cerca di appellarsi alla sua base fondamentalista malese in vista delle elezioni che potrebbero essere indette nei prossimi mesi. In questa prospettiva, in seguito alle pressioni di un partito politico, nel mese di luglio, l’amministrazione statale ha anche vietato la messa in onda in televisione e alla radio di alcune canzoni.
L'Osservatore Romano, 7-8 agoso 2017.