sabato 19 agosto 2017

Vaticano
Giocatore di scacchi, portiere, skipper
Rubrica Gazzetta Santa Marta, mensile Jesus
(Iacopo Scaramuzzi) Quello che avevo da dire sull’Europa «l’ho detto soavemente a Strasburgo, l’ho detto più fortemente al Premio Carlo Magno, e ultimamente senza nuances…». Ultimamente Papa Francesco ha rinunciato alle sfumature. Ha mandato il cardinale George Pell in Australia a rispondere alle accuse di pedofilia ed ha irritualmente chiuso la carriera del cardinale Gerhard Ludwig Mueller mandandolo anticipatamente in pensione.
Dopo le denunce di boicottaggio che Marie Collins, da bambina vittima di un prete pedofilo, ha rivolto alla congregazione per la Dottrina della fede, ha licenziato tre officiali. Ha minacciato i preti della diocesi nigeriana di Ahiara di sospenderli a divinis se non accettano il vescovo Peter Ebere Okpaleke, contestato da anni per motivi etnici e tribali. Jorge Mario Bergoglio – lo ha detto un giornalista che lo conosceva dai tempi di Buenos Aires, Washington Uranga – è «uno stratega che, come i giocatori di scacchi, sa spostare i propri pezzi senza esaurire in un’unica mossa tutte le possibilità» e «pensa sempre le cinque o sei mosse successive, comprese le alternative che si possono presentare». Col passare del tempo, però, aumentano i colpi imprevisti. E lo stesso Francesco ha fatto sempre più di frequente riferimento ad un altro gioco, quello del calcio: «La vita la si deve prendere da dove viene, è come il portiere nel calcio: prende il pallone da dove lo buttano». Senza mai dimenticare che il Pontefice deve essere, anzitutto, versato nel manovrare la «barca di Pietro», che, ha detto alla Civiltà cattolica, «oggi come ieri può essere sballottata dalle onde» e dove gli stessi marinai chiamati a remare «possono remare in senso contrario». E il capitano interviene per correggere la rotta, quando soavemente quando meno.