mercoledì 13 settembre 2017

Vaticano
Servizio dello Sviluppo Umano Integrale
 
Il dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, assieme a UNCTAD – Organizzazione delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, organizza il giorno giovedì 14 settembre 2017 alle ore 11.00 presso la Sala Marconi della Radio Vaticana, Piazza Pia 3 (Roma), la presentazione, in contemporanea a livello mondiale, del Rapporto UNCTAD sul Commercio e lo Sviluppo 2017, intitolato “Beyond Austerity: Towards a Global New Deal”.
Saranno presenti Sua Eccellenza Mons. Silvano Maria Tomasi, Nunzio Apostolico, già Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra e membro del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; la Dott.ssa Flaminia Giovanelli, Sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; una rappresentanza dell’UNCTAD nelle persone della Dott.ssa Stephanie Blankenburg, Head, Debt and Development Finance Branch della Division on Globalization and Development Strategies e il Dott. Piergiuseppe Fortunato del medesimo Dipartimento dell’UNCTAD.
I ROBOT STANNO ARRIVANDO: LE NAZIONI UNITE METTONO IN GUARDIA SUGLI EFFETTI CONGIUNTI DI AUTOMAZIONE ED AUSTERITÀ SUL MERCATO DEL LAVORO
Ginevra, 14 Settembre 2017 – Il nuovo rapporto dell’UNCTAD sul commercio e lo sviluppo discute l’estendersi ad alcuni paesi in via di sviluppo delle minacce ai posti di lavoro legate alla robotizzazione della produzione ed avverte che nuove sfide attendono l’economia globale. In questo contesto, il rapporto sottolinea il bisogno di politiche industriali digitali disegnate in modo da mettere la robotica al servizio di uno sviluppo sotenibile ed inclusivo.
“I robot minacciano di distruggere posti di lavoro sia nei paesi industrializzati che in quelli più avanzati fra le economie in via di sviluppo, ma, come per tutte le nuove tecnologie, essi presentano anche delle opportunità”, ha dichiarato il Segretario generale UNCTAD Mukhisa Kituyi, presentando il rapporto sul commercio e lo sviluppo 2017, intitolato “Oltre l'austerità: verso un nuovo corso per l’economia globale”.
“L'ansia che circonda l’introduzione dei robot non è da ricondursi semplicemente all’aumento del loro raggio d’azione, della loro velocità e della capacità di contribuire a vari processi produttivi, ma è dovuta anche alla tempistica della loro introduzione in un contesto macroeconomico globale non certo positivo”, ha dichiarato Richard Kozul-Wright, Direttore della Divisione dell’UNCTAD sulle Strategie di Globalizzazione e Sviluppo. “Contesto che rende problematico il dispiego di fondi pubblici da investire in nuovi settori in cui ricollocare i lavoratori le cui mansioni possono essere sostituite efficacemente dai robot”.
Secondo il rapporto, la domanda cruciale da porsi in una prospettiva di sviluppo economico è se i robot finiranno per ridurre i benefici tradizionalmente associati a strategie di sviluppo basate sull’industrializzazione.
Il rapporto spiega come i compiti più routinari in lavori ben retribuiti sia nel settore manufatturiero che in quello dei servizi siano pian piano assegnati a robot, invece i lavori a basso reddito, come quelli tipicamente presenti nel settore di produzione tessile, restano in larga misura al riparo dal processo di automazione in corso.
Sebbene la maggior parte dei posti di lavoro nei paesi in via di sviluppo non sia dunque sotto minaccia immediata, vi è il rischio che in futuro l'attività produttiva possa concentrarsi ulteriormente nei centri di produzione già in essere aumentando così il divario tra chi sta beneficiando dell’uso dei robot e chi invece no.
Il rapporto dell’UNCTAD rileva che l'uso corrente dei robot sta avvantaggiando i paesi con una base industriale ed un capacità produttiva già affermata. Ciò potrebbe danneggiare ulteriormente le prospettive di crescita di quei paesi in via di sviluppo in cui la produzione è in stallo o che già stanno sofferendo di una "de-industrializzazione prematura".
Tale concentrazione renderebbe più difficile realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite approvati nel 2015 dalla comunità internazionale e parte di un’iniziativa globale volta eliminare la povertà e promuovere la prosperità, preservando al contempo l'ambiente.
Ridurre l’isteria
"Nonostante l'entusiasmo riscontrabile intorno all’automazione robotica, attualmente l'uso di robot industriali a livello globale rimane piuttosto ridotto ed ammonta a meno di 2 milioni di unità", afferma il rapporto. I robot industriali sono concentrati nell’industria automobilistica, elettrica ed elettronica ed in un numero di paesi relativamente basso. Quasi la metà dei robot industriali operativi si trovano infatti in Germania, Giappone e Stati Uniti, ma la Cina ha quadruplicato il proprio stock di robot dal 2010 e la Repubblica di Corea ha il maggior numero di robot per operaio a livello mondiale.
"La maggior parte degli studi esistenti sovrastimano i potenziali effetti negativi dei robot sul lavoro e sui redditi, perché non tengono in conto che ciò è tecnicamente fattibile non sempre è anche economicamente redditizio", afferma il rapporto (vedi figura 1). I paesi piu’ esposti agli effetti dell'automazione a base robotica sono quelli con un settore manufatturiero grande ed ad alto reddito (vedi figura 2). La robotizzazione ha invece avuto solo un effetto marginale sulla maggior parte dei paesi in via di sviluppo, dove la meccanizzazione continua ad essere la forma predominante di automazione.
Le nuove sfide di politica economica
Il rapporto sostiene come sia di fondamentale importanza far sì che l'utilizzo progressivo di robot non influenzi la distribuzione del reddito, e sottolinea il rischio di un aumento del reddito destinato ai proprietari dei robot e della proprietà intellettuale in essi incorporata. Legare gli utili dei dipendenti alla redditività dell'impresa, in modo che una parte sostanziale dei redditi dei cittadini sia collegata alla proprietà del capitale piuttosto che al lavoro, potrebbe arrestare questa dinamica distributiva.
Tuttavia, il rapporto avverte anche che l’introduzione di un "reddito di base", attualmente molto diffuso in imprese sulla frontiere tecnologica, non deve essere considerato come un sostituto alla progressiva estensione dei diritti dei lavoratori ed ad un aumento della previdenza sociale.
La risposta alla domanda se i robot riducano l’impatto dell'industrializzazione sullo sviluppo economico dipende in larga misura da chi possiede e controlla la tecnologia robotica, dall’esistenza di possibili “first mover advantages” e da quali settori siano piu influenzati dal loro utilizzo. In ogni caso, un fattore decisivo sarà l’impiego di politiche industriali digitali efficaci e la difesa di uno spazio politico che ne permetta l’utilizzo.
Fonte: UNCTAD