venerdì 27 ottobre 2017

(Tullio Locatelli) La vita di Giovanni Schiavo è intessuta di preghiera e di servizio, di carità operosa e di evangelica testimonianza. Sacerdote professo della congregazione dei giuseppini del Murialdo, sarà beatificato sabato 28 ottobre, a Caxias do Sul, in Brasile, dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Papa Francesco. Padre Schiavo ha speso la sua vita a favore dei poveri, dei giovani, non risparmiando fatiche e preoccupazioni. Lo ha sorretto una grande fede e la convinzione che nel fare la volontà di Dio si riassume tutto il senso di una vita donata a Dio e agli uomini.Nasce l’8 luglio 1903, a Sant’Urbano, frazione di Montecchio Maggiore, provincia e diocesi di Vicenza. È il primo di nove figli di Luigi e di Rosa Fitorelli; il padre era calzolaio e la mamma casalinga. Una famiglia povera, di profonda fede e di solide virtù. Con il loro esempio i genitori trasmettono ai figli soprattutto il volersi bene e la solidarietà verso i poveri. Giovanni cresce in questo clima di famiglia, tanto semplice quanto ricco di valori umani e cristiani. Sappiamo che all’età di quattro anni ha sofferto una poliomielite e meningite giungendo quasi in fin di vita. La sua guarigione è stata immediata e ritenuta da tutti miracolosa.
Frequenta le scuole elementari a Sant’Urbano, quindi passa alle scuole medie e per questo va ogni giorno a Montecchio Maggiore: sono dodici chilometri di strada, percorsi a piedi perché la sua famiglia è povera e numerosa. Al mattino si alza per essere pronto a servire messa al parroco, poi aiuta nei lavori di casa. È orgoglioso di portare in famiglia un suo contributo: qualche piccola moneta guadagnata come chierichetto. Dai suoi genitori ha un bell’esempio di partecipazione fervorosa e frequente alla messa e da loro impara una profonda e tenera devozione alla Madonna. Più tardi racconterà che aveva percepito di essere chiamato alla vita sacerdotale proprio davanti a un’immagine di Maria.
Per seguire la sua vocazione chiede di essere accolto dai giuseppini del Murialdo. Passano veloci gli anni della formazione religiosa e sacerdotale, impegnato nella preghiera, nello studio e nell’assistenza tra i ragazzi. Giovanni Schiavo viene ordinato sacerdote il 10 luglio 1927 nella cattedrale di Vicenza. Il sogno è diventato realtà: Giovanni sarà sacerdote pieno di zelo, disponibile ed accogliente verso tutti, dal primo all’ultimo giorno della sua vita.
Il novello sacerdote ha un altro sogno: essere missionario. Il suo desiderio è accolto e padre Giovanni viene destinato al Brasile. Risoluto, sereno e colmo di generosità arriva a Jaguarão, nel sud del paese, il 5 settembre 1931. Ana Rech, Fazenda Souza, Caxias do Sul, Galópolis: sono le prime tappe della sua azione missionaria. Apre importanti opere sociali per i giovani poveri a Porto Alegre, Araranguà e Rio Grande. Il 19 marzo 1941 inaugura il seminario giuseppino a Fazenda Souza. Nel 1947, a Caxias do Sul, su un terreno donato, fonda l’“abrigo de menores São José”, la prima e significativa opera sociale della città per i ragazzi della strada. È nominato padre maestro dei novizi, divenendo guida spirituale di molti confratelli. Il 26 luglio 1946 è eletto primo superiore della provincia giuseppina in Brasile, incarico tenuto fino alla fine del 1955.
Il 9 maggio 1954 padre Giovanni, seguendo i suggerimenti del fondatore padre Luigi Casaril, inizia in Brasile il primo gruppo delle suore murialdine di San Giuseppe, del quale è organizzatore, amministratore e padre spirituale. Nel mese di novembre del 1966 è ricoverato in ospedale e dopo due mesi di malattia, sempre disponibile alla volontà di Dio, muore il 27 gennaio 1967.
Nonostante la salute fragile, padre Schiavo ha fatto della sua vita religiosa e sacerdotale un dono per gli altri, specie per i ragazzi poveri. La gente lo stimava perché faceva tutto con profondo amore, rispetto e dedizione. Molti lo cercavano per la sua disponibilità all’ascolto e alla consolazione. I suoi segreti: una continua preghiera e un tenero amore all’Eucarestia. Ebbe chiaro fin dai primi anni di vita religiosa che farsi santo vuol dire fare la volontà di Dio, sempre e allegramente. Un posto importante nel suo cammino di santità occupano le devozioni a san Giuseppe e alla Madonna. Per padre Schiavo è facile definire in che cosa consista la vera devozione a Maria. Scrisse così: «Nell’amarla con tenerezza. Nel lodarla con fervore. Nell’invocarla con fiducia. Nell’imitarla con diligenza e perseveranza».
L'Osservatore Romano, 27-28 ottobre 2017.