lunedì 5 febbraio 2018

Turchia
«Ci si conosce poco serve il dialogo. Anche per parlare di diritti umani»
Corriere della Sera
(Gian Guido Vecchi) « Siamo a poche decine di chilometri, i razzi arrivano qui vicino». Il vescovo Paolo Bizzeti, gesuita come Francesco, è dal 2015 vicario apostolico dell' Anatolia, nel Sud della Turchia, a ridosso del confine con la Siria e dell' operazione dell' esercito turco contro i curdi. Il Papa lo ha scelto come successore di monsignor Luigi Padovese, ucciso nel 2010 dall' autista in circostanze rimaste poco chiare, tra presunti disturbi mentali dell' assassino e adesione all' islamismo radicale. Zona difficile, «la gente è preoccupata, ci son morti anche tra i soldati turchi».
Eccellenza, l' arrivo di Erdogan a Roma è accompagnato da proteste per l' udienza concessa da Francesco. La Turchia sta attaccando ad Afrin i curdi che hanno sconfitto l' Isis. Perché il Papa lo riceve? 
«Anzitutto direi che è un passo notevole, è il primo presidente turco dal '59 a chiedere udienza al Papa: un riconoscimento dell' importanza che ha la figura del Pontefice nel mondo, tanto più dopo le tensioni sugli armeni e le parole dure di Erdogan contro Francesco. Ora si appella alla sua autorità morale per la vicenda di Gerusalemme». 
Il riconoscimento è reciproco, però. 
«La linea di papa Francesco e della Santa Sede è ricevere tutti, l' unica alternativa alle armi è il dialogo e le esclusioni a priori non servono». 
Francesco ha annunciato una giornata di preghiera e digiuno per la pace, il 23 febbraio. Parlerà ad Erdogan della questione curda? 
«Sul Medio Oriente, fin dall' inizio, il Papa ha dimostrato di essere il più informato di tutti, a cominciare dalle cause, il traffico di armi. È evidente che un' azione di pace si fa a tutto campo: ciò che vale per Israele e Palestina, vale anche per la Turchia. Del resto questo incontro può essere l' occasione per uscire dai soliti slogan e che l' Occidente e la Turchia si conoscano in maniera più accurata». 
Anche per la questione dei curdi? 
«Sì. Vista da qui, per esempio, la politica degli Usa è abbastanza sconcertante: oscilla di continuo, gli alleati di ieri vengono più o meno abbandonati, come è stato per l' Iraq. Una cosa scandalosa». 
La Turchia è nella Nato 
«Questo è un problema della Nato: perché non batte ciglio di fronte a certe operazioni? Perché non lo ha fatto in questi anni? Sono molto meravigliato. Il governo turco difende i suoi interessi ma la Nato che linea tiene?». 
E quindi? 
«Il problema, vede, è che ci si conosce poco. In Europa si passa da grandi aperture a grandi ostracismi. Un dialogo più serio e approfondito può portare ad una conoscenza reciproca più autentica». 
Dieci giorni fa, Francesco ha ricevuto una delegazione di Yazidi, «vittime innocenti di insensata e disumana barbarie». 
«La diplomazia vaticana ha un' agenda ben preparata. La necessità di un riconoscimento e di una tutela maggiore delle minoranze è un problema di tutti i giorni». 
Ad esempio? 
«Quattro ore fa mi hanno avvertito che è stato lanciato un ordigno incendiario nel cortile della nostra chiesa a Trebisonda. Gli episodi di vandalismo sono frequenti. Sono convinto che il governo turco creda nella convivenza delle religioni, ma per una certa fascia della popolazione le cose non vanno sempre così. Cose del genere non possono essere tollerate, proprio nella città dove è stato ucciso don Andrea Santoro. Chiari interventi operativi dall' alto sono urgenti».