giovedì 6 luglio 2017

Italia
(a cura Redazione "Il sismografo")
L' addio a Navarro-Valls, il giornalista laico che fu la «voce» del Papa
Luigi Accattoli - Corriere della Sera

Scelto da Giovanni Paolo II, rivoluzionò la comunicazione.  Joaquin Navarro-Valls, spagnolo, portavoce vaticano per 22 anni, laico dell' Opus Dei, è morto ieri a Roma all' età di ottant' anni. Chiamato a dirigere la Sala Stampa Vaticana nel 1984, quand' era un corrispondente da Roma del quotidiano ABC , ha fortemente modificato la figura del portavoce papale e ha guidato il passaggio della comunicazione vaticana dal cartaceo al digitale.
Quando fu chiamato a svolgere la funzione di portavoce di papa Wojtyla, con una scelta personale del Papa polacco, Navarro-Valls aveva 48 anni ed era un bell' uomo, abile con le lingue, efficace davanti alle telecamere. In due decenni ha trasformato il ruolo, fino ad allora del tutto istituzionale, di «direttore della Sala Stampa» in una funzione di portavoce a tutto tondo, guadagnandosi una libertà di parola e di iniziativa sconosciuta ai predecessori. La Curia ha apprezzato, negli anni, i risultati del suo lavoro - cioè il «ritorno di immagine» per la figura del Papa e per l' istituzione vaticana - ma inizialmente non gradì la sua libertà d' azione e a più riprese tentò di ridimensionarla. Quella libertà dipendeva dal rapporto personale ch' egli era riuscito a stabilire con Giovanni Paolo II e che seppe sempre conservare. Giovanni Paolo II l' aveva conosciuto in occasione di un suo incontro con gli operatori dei media durante l' Anno Santo Straordinario del 1983-84, quando Navarro-Valls era presidente della Stampa Estera in Italia e in tale veste aveva tenuto un discorso di saluto al Papa, nell' Aula delle Benedizioni. Wojtyla lo invitò a cena e gli chiese che cosa «suggeriva» per un aggiornamento del rapporto della Santa Sede con il mondo della comunicazione. Navarro-Valls raccontava agli amici d' avergli risposto che era necessario fare «né più né meno che una rivoluzione» e il Papa - era sempre il suo racconto - gli affidò quel compito. Sia Giovanni Paolo II sia don Stanislaw - il segretario personale del Papa, oggi cardinale - apprezzavano la sua professionalità e il tratto non clericale con cui affrontava le questioni. Tra i frutti del lungo lavoro di portavoce c' è stato il superamento del tabù della salute del Papa: gradualmente ha convinto gli uffici vaticani e lo stesso Papa della necessità di informare «clinicamente» i media: lungo i tanti ricoveri di Giovanni Paolo II al Gemelli e per tutti i cinque anni dell' ultima infermità, le informazioni furono abbondanti e quasi sempre tempestive e nella sostanza veritiere. Fu lui a dire ai giornalisti - durante un viaggio in Ungheria, nel 1996 - che il Papa aveva il Parkinson. L' informazione non era stata concordate e in quel momento rischio d' essere allontanato dall' ufficio. Nato a Cartagena in Spagna nel 1936 si laureò in medicina nel 1961 ma non ha mai fatto il medico e sette anni più tardi prese la laurea in giornalismo. Arriva a Roma nel 1977. Dal 1984 al 2006 è portavoce. Dopo la morte del «suo» Papa (2005) svolge ancora quella funzione con Benedetto XVI per poco più di un anno. Nel 2007 diventa presidente dell' Advisory Board dell' Università Campus Bio-Medico di Roma, che è dell' Opus Dei, e si dedica a scrivere una «lunga narrazione» - non ancora pubblicata - della sua collaborazione con Wojtyla. Non curò soltanto, negli anni di quella collaborazione, il rapporto con i media ma svolse anche missioni diplomatiche ad personam , presenziando alle conferenze Onu al Cairo (1994), Copenaghen (1995), Pechino (1995) e Istanbul (1996), inserito nella delegazione vaticana ma sempre con un' investitura diretta del Papa.
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Addio a Navarro Valls più che un portavoce per papa Giovanni Paolo II
Andrea Tornielli - La Stampa

Medico e giornalista, diresse la Sala stampa vaticana. Fisico asciutto, elegantissimo, poliglotta con una predilezione per i media statunitensi, è stato non soltanto il portavoce di Giovanni Paolo II ma anche il suo «spin doctor» e in più occasioni il consigliere e l' ambasciatore ufficioso. Joaquín Navarro Valls, medico psichiatra e poi giornalista, numerario dell' Opus Dei (e dunque votato al celibato) e indimenticabile direttore della Sala stampa vaticana al tempo di papa Wojtyla, è morto ieri a 80 anni. Era nato a Cartagena e dopo gli studi di medicina si era dedicato al giornalismo lavorando per il quotidiano spagnolo Abc del quale era diventato corrispondente da Roma. Gli era stato attribuito per molti anni anche qualche trascorso da torero, ma fu lui stesso, dopo un bel po' di tempo, a smentire, deludendo le molte ammiratrici. Nel 1984, a sorpresa, Giovanni Paolo II gli propone di dirigere la Sala Stampa della Santa Sede, fino a quel momento guidata da un sacerdote. Navarro insiste molto sulla professionalità e prende come modello la sala stampa del Congresso degli Stati Uniti. Forte del legame personale e diretto con il Pontefice, quando serve è un portavoce in grado di bypassare la Segreteria di Stato e di gestire vere e proprie operazioni mediatiche come rendere noto, nei primi anni Duemila, attraverso un articolo a firma dello scrittore Vittorio Messori, che il Papa polacco non si sarebbe mai dimesso, nonostante l' avanzare del morbo di Parkinson. Da portavoce ha saputo anticipare e interpretare Wojtyla, e lo ha seguito fino alle fasi finali, arrivando a indossare - fu lui stesso a raccontarlo - un naso rosso da clown per strappare un sorriso al Pontefice ammalato. I suoi resoconti durante i viaggi papali erano sempre conditi di aneddoti, e di frasi attribuibili al Papa. A volte le sue scelte hanno provocato attriti con la Segreteria di Stato, che si vedeva scavalcata, come accadde nell' ottobre 2001 quando dal Kazakhstan, con un' intervista alla Reuters, Navarro spiegò che gli Stati Uniti avevano il diritto di difendersi per l' attacco subito l' 11 settembre. Parole che nel giro di poche ore vennero interpretate con un eccesso di semplificazione, nei rulli dei video della Cnn, come «luce verde all' attacco in Afghanistan» da parte del Vaticano. Nel turbinio delle iperattività wojtyliana, quando il Papa ancora stava discretamente bene, non sono mancati gli incidenti, come quando sull' aereo papale, nel 1996, volando tra Città del Guatemala e Caracas, Navarro spiegò ai giornalisti le modalità dell' incontro del Pontefice con il premio Nobel Rigoberta Menchú, accennando anche ai contenuti del colloquio. Ma in realtà quell' incontro non era mai avvenuto. Piccolezze se paragonate allo straordinario lavoro svolto nella gestione dei media con un Papa fortemente mediatico. Da portavoce aveva gestito la realizzazione di un libro per contrastare la tesi dell' omicidio di papa Luciani, avanzata da David Yallop. Il lavoro venne affidato a John Cornwell, fratello del famoso giallista John Le Carré. Il saggio di Cornwell fece a pezzi la tesi dell' assassinio, ma descrisse anche in modo impietoso la Curia romana e il cinismo che aveva circondato il Pontefice veneto regnante per soli 33 giorni. Sua è anche la regia del primo libro-intervista con un Papa, Varcare le soglie della speranza affidato alla penna sicura di Messori, con il quale Navarro aveva un rapporto di amicizia. Di lui si era persino parlato come possibile «cardinale laico» o come candidato per un ruolo diplomatico all' Onu. Navarro Valls ha infatti ricoperto un ruolo significativo dietro le quinte del pontificato: fu lui a gestire e risolvere, ad esempio, i non facili problemi legati al cerimoniale della prima visita di un vescovo di Roma alla Sinagoga della capitale, che Giovanni Paolo II compì trionfalmente su invito del rabbino capo Elio Toaff. Ha rappresentato la Santa Sede, guidando di fatto la delegazione vaticana, alla Conferenza internazionale Onu sulla popolazione e lo sviluppo del Cairo nel 1994, e lo stesso fece l' anno successivo a Pechino, alla conferenza delle Nazioni Unite sulla donna. Il successo di cui andava più fiero fu la visita a Cuba del gennaio 1998. Fu lui, dopo un interminabile colloquio notturno con Fidel Castro, ad appianare ogni difficoltà per la realizzazione di un viaggio destinato a segnare un' epoca. 

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Morto il giornalista spagnolo storico collaboratore del Papa polacco
Paolo Rodari - Repubblica.it

L' uomo che diede voce alla Chiesa di Wojtyla. Elegante, un fascino da hidalgo spagnolo, a suo agio sotto le luci dei riflettori, pianse in pubblico soltanto quando fu costretto ad annunciare in sala stampa vaticana che le condizioni di Giovanni Paolo II erano ormai critiche. Per il resto, riuscì sempre a mantenere il suo aplomb, un autocontrollo che rese possibile il miracolo del primo portavoce papale - l' incarico nacque con lui - capace di gestire senza tentennamenti i nodi più gravi di un pontificato in ogni senso rivoluzionario, quello di Giovanni Paolo II: la crisi sulla pedofilia negli Usa, il doppio suicidio omicidio del comandante della Guardia Svizzera Esterman, di sua moglie Gladys e del soldato Tornay, le mosse diplomatiche del Vaticano con Gorbaciov e Castro in regime di guerra fredda, la lunga e sfiancante malattia dello stesso Papa polacco. Joaquin Navarro-Valls, 80 anni, medico spagnolo numerario dell' Opus Dei, è morto ieri a Roma anch' egli in seguito a una lunga malattia: «Navarro, ha incarnato ciò Ernest Hemingway definiva coraggio: la grazia sotto pressione», ha twittato Greg Burke, portavoce di Francesco, ricordando in pochi caratteri la capacità del suo predecessore di mantenersi calmo, gentile e sempre fedele a se stesso anche nei momenti più difficili. Lavorò a fianco di Karol Wojtyla dal 1984 fino alla morte, gestendo ogni cosa da amico e confidente, decrittandone addirittura i discorsi, in questo senso una figura d' Oltretevere unica e forse inimitabile. Navarro fu contattato dal Papa che gli disse che intendeva mettere mano alla comunicazione della Santa Sede. Gli chiese suggerimenti in proposito. Pochi giorni dopo, con sua grande sorpresa, Wojtyla lo convocò ancora, proponendogli la direzione della sala stampa. Il medico spagnolo, che voleva dedicarsi maggiormente alla psichiatria, chiese di poterci pensarci. «Si prenda il tempo necessario», gli disse Giovanni Paolo. «Quanto? », chiese Navarro. «Se me lo dice domani mattina va benissimo », rispose Wojtyla. Da quel giorno i due divennero una cosa sola: «La preoccupazione maggiore era quella di non deludere la voglia di sapere della gente, anche di chi non apparteneva alla grande famiglia cattolica», raccontò Navarro. Che si mantenne fedele a questa preoccupazione fino all' ultimo. Quando Giovanni Paolo II si ammalò, infatti, in Vaticano provarono a tenere la notizia della malattia il più possibile segretata. Navarro, invece, capì che anche quella era un' occasione. E spinse il Papa a mostrarsi in pubblico, a non nascondersi, a essere fino alla fine se stesso: «Un giorno, durante una visita - ricordò - una persona gli disse: "Santo Padre ma la trovo davvero bene...". E lui con sguardo ironico rispose: "Ma lei pensa che io non mi veda in televisione come sono combinato?"». Quando Wojtyla fu eletto al soglio di Pietro aveva 58 anni. Il suo nome ai più era sconosciuto, ma in quarantotto ore tutto il mondo imparò a conoscerlo. Le prime pagine dei giornali mettevano in luce la sua vitalità, l' uomo che giocava a tennis, nuotava e andava in montagna. Navarro dovette imparare in fretta a rapportarsi coi media, ascoltando anche i suggerimenti in merito dello stesso Pontefice. Disse: «Una volta un giornalista italiano espresse un giudizio palesemente non vero su una questione che riguardava il Papa. "Come vuole che rispondiamo?", chiesi al Santo Padre. Mi rispose con un' altra considerazione: "Chissà che problemi avrà avuto quel giorno questo giornalista con la moglie o i figli o con il suo direttore, magari dei problemi economici". Insomma, non guardava ai media come una categoria astratta, ma pensava ai giornalisti come singole persone. Quando poteva, cercava sempre di stabilire un contatto personale con loro». E così fece per anni, invitando tramite Navarro a pranzo i giornalisti, dialogando apertamente con loro, istituendo la prassi che a turno uno fra coloro che salivano sul volo papale nei suoi viaggi lo seguisse da vicino per un' intera giornata. Navarro conobbe le sensazioni che provò il Papa quando emersero i casi di pedofilia nel clero. Molti accusarono Wojtyla di aver sottovalutato il problema. «Quel cancro - disse l' ex portavoce - non lo ha capito lui, ma non lo aveva capito nessuno. È iniziato in Usa e in casi isolati e su fatti accaduti 20-30 anni prima. Poi è cresciuto. Ma il Papa si è subito preoccupato. Fu lui che dieci anni fa volle riunire in Vaticano tutti i cardinali degli Stati Uniti per affrontare nel modo più autorevole il tema». E fu lui, soprattutto, «a iniziare la procedura canonica contro il fondatore dei Legionari di Cristo padre Maciel». La sera del 9 novembre 1989 cadde il Muro di Berlino. Navarro e Giovanni Paolo II erano insieme. Raccontò l' ex portavoce: «Fu quasi come se lui se lo aspettasse. Questa possibilità entrava pienamente nel suo modo di pensare e per lui, dopo tutto il lavoro fatto dal 1979 in avanti, era quasi una non notizia». E ancora: «Ritengo che Gorbaciov trovò alcuni punti di ispirazione in quello che Giovanni Paolo II aveva scritto e aveva detto soprattutto nelle sue encicliche sociali ». Non era facile per Navarro stare dietro al Papa. Spesso, soprattutto nella prima parte del pontificato, si concedeva delle gite fuori porta sulle montagne abruzzesi. Lo faceva in gran segreto. E Navarro, in qualche modo, doveva coprirlo. Poi, tanti altri aneddoti: una sera, prima di cena, Wojtyla passò nella sua cappellina privata molto tempo in preghiera senza rendersi conto dell' invito fatto allo stesso portavoce. Così a un certo punto, di scatto, si voltò e si scusò con Navarro per l' attesa. «Mi resi conto allora con nettezza che era quasi "decollato" ed era con Qualcun Altro», raccontò.