domenica 14 gennaio 2018

"In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
" Parola del Signore Commento di mons. Pierbattista Pizzaballa
Siamo ancora sulle rive del Giordano, dove Giovanni continua a battezzare.
Il Vangelo dice che “Giovanni stava ancora là” (Gv 1,35), e sembra quasi che il Battista vi rimanga fino a quando il suo rimanere non produce un movimento: il movimento non è suo (suo compito è “solo” quello di preparare e testimoniare la venuta del Messia), ma dei suoi discepoli.
Il brano di Vangelo di oggi, infatti, dice che Giovanni era là con due dei suoi discepoli e che questi, da ora, cessano di stare con lui e iniziano a seguire Gesù.
Il Battista tornerà in scena al capitolo 3 (23-30), ma solo per dire che è tempo di scomparire, di diminuire: se Colui che attendeva è giunto, se “tutti accorrono a Lui” (Gv 3,26), se anche i suoi discepoli iniziano a seguirlo, allora la sua missione è proprio compiuta.
Ciò che inizia, dunque, è il cammino della sequela. E inizia con due espressioni che sono caratteristiche della sequela: ascoltare e seguire (Gv 1,37). Il discepolo è colui che si mette in atteggiamento di ascolto, che accoglie: ascoltare è un modo di stare al mondo, di chi non vive di sé, ma di ciò che gli è donato. Chi ascoltà è cosciente che riceve la vita da altri.
Ma non basta solo ascoltare: si è discepoli quando l’ascolto genera un movimento, un’azione, quando ciò che abbiamo ascoltato muove i nostri passi dietro Colui che ci parla, quando ci fa andare verso di Lui, quando fa nascere una relazione.
Ritroveremo queste due espressioni al capitolo 10, il capitolo del buon pastore: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna” (Gv 10,27-28).
Ai due discepoli che si mettono alla sequela, Gesù rivolge una domanda fondamentale: “Che cosa cercate?” (Gv 1,38). Queste sono le prime parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni.
È come se Gesù chiedesse di mettere a fuoco il punto di partenza, il desiderio che li muove, il fuoco che li spinge. Di mettere a fuoco la mancanza che ciascuno ha dentro e che spinge a non accontentarsi di ciò che già si ha, di ciò che già si conosce, di ciò che già si ama.
La domanda di Gesù la comprende chi è cosciente e sente che siamo fatti sempre per un oltre, e che questo oltre va cercato, va atteso, perché può esserci solo donato.
Con tale domanda, Gesù dice anche che colui che stanno iniziando a seguire è un Dio che si lascia cercare, che non è impossibile trovare. Anzi, che a sua volta è alla ricerca dell’uomo, come vedremo tra poco con Pietro. Gesù non chiede altro, non chiede altre credenziali, se non di trovare dentro di sé il desiderio più profondo.
Sono i due discepoli ad esprimere in modo straordinario con una domanda, quale sia questo desiderio profondo: “Maestro, dove dimori?” (Gv 1,38). Il desiderio è una domanda, ed è la domanda di un luogo, di una casa dove abitare con qualcuno.
I discepoli dei rabbini di quel tempo andavano spesso a casa dei loro maestri, per imparare dal vivo, attraverso la condivisione della vita, l’arte della sapienza di cui i loro maestri erano esperti. È necessario sapere dove l’altro vive, per poterlo cercare e trovare. È l’esperienza di tanti pellegrini che vengono a noi da tutto il mondo, per vedere dove dimorava Gesù.
Così è anche per tutti: il desiderio più vero, che ci portiamo dentro, è quello di stare con Lui; di sapere con certezza che lo possiamo trovare, che c’è un luogo, nella nostra vita, dove Lui è lì, sempre, ad attenderci per stare con noi.
La risposta di Gesù non è scontata; non dona loro un indirizzo, ma una strada dove camminare insieme: “Venite e vedrete” (Gv 1,39). Il luogo dove cercarlo è la sequela stessa, è l’andare dietro a Lui: non c’è altro posto dove conoscerlo, dove rimanere insieme a Lui (Gv 1,39)
Chi ascolta e segue, diventa a sua volta testimone, come lo è stato il Battista: la forza di attrazione che ha sperimentato su di sé, il fascino di quelle parole che portano subito all’essenziale diventano a loro volta un’attrazione per altri.
Il Vangelo di Giovanni presenta altri passaggi dove chi ha ascoltato e creduto diventa a sua volta strumento di salvezza per altri, che attraverso di lui arrivano a credere: è il caso della Samaritana (Gv 4), che lascia la brocca e corre in paese per annunciare di aver trovato qualcuno che le ha detto parole nuove, parole diverse da quelle che aveva sentito fino a quel momento.
Qui, il discepolo divenuto testimone è Andrea: appena incontra suo fratello non può non condividere con lui la scoperta che ha fatto, e la vita nuova che questa scoperta gli ha generato dentro (Gv 1,40-42). E accompagnandolo da Gesù scopre che Lui, il Maestro, per primo conosce i suoi: “Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro” (Gv 1,42).
Gesù vede Pietro, e gli cambia il nome. È simbolo di una nuova missione che il Signore gli affiderà. Ma è simbolo anche di quel radicale cambiamento di vita che investe ogni discepolo che si mette in gioco, che accetta di lasciare tutto il resto per ascoltare il proprio desiderio più vero, per stare con il Signore. Davvero questo cambia la vita.
+Pierbattista