giovedì 1 febbraio 2018

L’ex presidente Comunità ebraica Roma di origini polacche al Tg2000: “Molti ebrei sopravvissuti hanno pessimi ricordi dei polacchi. Mia madre mi ha sempre impedito di andare in Polonia”. “E’ assurdo penalizzare chi fa un accenno o una dichiarazione in cui contesta l’indifferenza o la complicità di molti polacchi nello sterminio”. Lo ha detto l’ex presidente della Comunità ebraica di Roma di origini polacche, Leone Paserman, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, in merito all’approvazione del Senato polacco di una legge con la quale si può condannare fino a tre anni di prigione coloro che attribuiscono alla nazione o lo stato polacco la corresponsabilià per l'Olocausto.
“E’ vero – ha aggiunto Paserman - che ci sono stati 6 mila polacchi riconosciuti come ‘giusti tra le nazioni’. È il numero più alto tra tutte le nazioni ma è anche vero che in Polonia su 3 milioni di ebrei se ne sono salvati 200 mila”.
A Kielce, in Polonia, città originaria della sua famiglia, ha ricordato Paserman, “nel 1946, un anno e mezzo dopo la fine della guerra e dalla liberazione di Auschwitz, il 4 luglio c’è stato un pogrom dove sono stati ammazzati 42 ebrei. La maggior parte dei sopravvissuti ai lager rivoleva le case di proprietà dove vivevano e che erano state nel frattempo occupate da altri polacchi. Si creò una situazione di conflitto tale che alcuni sono stati buttati giù dalle finestre e altri sono stati uccisi sul posto. Mia madre finché è stata in vita mi ha impedito di ritornare in Polonia. Volevo andare a trovare dei miei parenti ma sono riuscito ad andare a Kielce solo nel 1983”.
“Molti ebrei polacchi che si sono salvati – ha concluso Paserman - hanno ricordi pessimi dei polacchi. Un cugino di mia moglie, Emilio Foa, che si era salvato da Auschwitz, diceva che i polacchi erano peggio dei tedeschi. Questo è una opinione comune a tanti. Per questo in Israele sono così arrabbiati”.