giovedì 5 aprile 2018

(a cura Redazione “Il sismografo”)
(LB-RD) Sette vescovi tedeschi lo scorso 22 marzo hanno fatto recapitare alla Congregazione per la Dottrina della Fede, in concreto al suo Prefetto, arcivescovo mons. Luis Ladaria, e al Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, card. Kurt Koch, una lettera con la quale chiedono alla Santa Sede dei chiarimenti su questioni relative alla possibilità di dare la comunione a protestanti sposati con cattolici "sotto certe condizioni". Sull'argomento si è ampiamente discusso nella recente ultima Plenaria dell'Episcopato tedesco (19 – 22 febbraio) e da alcuni giorni, sulla stampa locale, si insiste sul fatto che l'Episcopato prepara un documento al riguardo.
Nel corso della Plenaria, in particolare ne parlò il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Munich y Freising e presidente della Conferenza episcopale, il quale proprio in queste ore ha voluto sottolineare che, come era chiaro sin dal primo momento, il suo era un suggerimento o spunto per l'approfondimento. 
I firmatari della lettera sono: il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia; mons. Ludwig Schick, arcivescovo di Bamberg; mons. Konrad Zdarsa, vescovo di Augsburgo; mons. Gregor Maria Hanke, vescovo di Eichstätt; mons. Stefan Oster, vescovo di Passau; mons. Rudolf Voderholzer, vescovo di Ratisbona e, infine, mons. Wolfgang Ipolt, vescovo di Görlitz.
La lettera dei sette presuli tedeschi si domanda: una simile decisione può essere presa da una singola Conferenza Episcopale oppure è necessario una "decisione della Chiesa universale", dunque del Papa? Una nota dell'arcivescovato di Colonia che sottolinea la rilevanza di questa questione aggiunge: dall'ottica dei firmatari (della lettera) la materia in questione è un affare di tale centralità per la fede e per l'unità della Chiesa che si dovrebbero evitare le strade nazionali, separate, per raggiungere invece  una soluzione globale, unificata e utile, attraverso il dialogo ecumenico".
Secondo alcune fonti autorevoli la risposta della Santa Sede, in particolare delle istanze comptetenti e coinvolte nella questione, sarebbe già pronta per essere recapitata.
L'analisi di SettimanaNews
Analizzando le discussioni e orientamenti dei vescovi tedeschi, su SettimaneNews, Antonio Dall'Osto aveva scritto: "Nel comunicato finale si legge: «I vescovi hanno votato un “aiuto orientativo” destinato a consentire ai partner evangelici di ricevere questo Sacramento, a determinate condizioni. Presupposto è che i partner evangelici, “dopo maturo esame in un colloquio con il parroco o con un’altra persona incaricata dal pastore d’anime, siano giunti in coscienza ad acconsentire alla fede della Chiesa cattolica, mettendo così fine a “una grave situazione spirituale, e vogliano soddisfare il desiderio ardente di ricevere l’eucaristia”». (...) escovi favorevoli alla comunione in questo caso specifico si sono riferiti anche ad un’affermazione di papa Francesco del 2015, il quale, durante la sua visita alla comunità luterana tedesca di Roma, aveva affermato che, pur non essendoci alcun permesso generale per i protestanti di ricevere l’eucaristia, la decisione doveva essere rinviata alla coscienza personale dell’individuo. «Parla con il Signore e vai avanti», ha consigliato il papa. Ma questo problema, nelle dichiarazioni del papa, non aveva avuto finora alcuna applicazione. Papa Francesco, nella lettera apostolica sul matrimonio e la famiglia Amoris laetitia, se ne è occupato solo in un paragrafo (n. 247), dove scrive: «Circa la condivisione eucaristica, si ricorda che “la decisione di ammettere o no la parte non cattolica del matrimonio alla comunione eucaristica va presa in conformità alle norme generali in materia, tanto per i cristiani orientali, quanto per gli altri cristiani, e tenendo conto di questa situazione particolare, che cioè ricevono il sacramento del matrimonio cristiano due battezzati. Sebbene gli sposi abbiano in comune i sacramenti del battesimo e del matrimonio, la condivisione dell’eucaristia non può che essere eccezionale e, in ogni caso, vanno osservate le disposizioni indicate”». Il papa cita alla lettera il Direttorio ecumenico del pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani del 1993, in cui è sottolineata la complessità del problema e dove, nello stesso tempo, sono descritte le competenze dei vescovi e delle conferenze episcopali. (...) A spiegare il significato di questa decisione è stato il card. Reinhard Marx, presidente della conferenza episcopale tedesca e arcivescovo di Monaco, in una conferenza stampa al termine dei lavori. A ben guardare – ha chiarito il cardinale – non si tratta di una innovazione rivoluzionaria. Nelle direttive emanate, la conferenza episcopale sottolinea quello che è già contenuto nella legislazione della Chiesa, e cioè che, in singoli casi, i coniugi protestanti potranno ricevere la comunione purché il partner evangelico «accetti la fede eucaristica cattolica», e dopo un dialogo con il parroco cattolico. La decisione è stata presa a grande maggioranza dai vescovi, ma non all’unanimità. «Ad alcuni – ha affermato il card Marx – ciò può sembrare poco, ad altri troppo». “Zurückhaltend progressiv” (cautamente innovativo) intitolava significativamente la notizia la pagina web katholisch.de della Chiesa tedesca. (...) Le nuove direttive sono frutto di un compromesso. Infatti, ha precisato il cardinale, sia prima che dopo, le opinioni tra i vescovi erano molto diverse. Nella loro decisione, essi si sono riferiti al canone 844 § 4 del diritto canonico dove si dice: «Se vi fosse pericolo di morte o qualora… urgesse altra grave necessità, i ministri cattolici amministrano lecitamente i medesimi sacramenti anche agli altri cristiani che non hanno piena comunione con la Chiesa cattolica, i quali non possano accedere al ministro della propria comunità e li chiedano spontaneamente, purché manifestino, circa questi sacramenti la fede cattolica e siano ben disposti». I vescovi si sono però affidati ad una traduzione alternativa del testo latino del Codice – ha sottolineato il card. Marx –, riferendosi a ciò che Giovanni Paolo II, ha scritto nella sua enciclica Ecclesia de eucaristia, del 2003, dove parla, anziché di «grave necessità», di «serio bisogno spirituale». E questo potrebbe verificarsi, dicono i vescovi, nei matrimoni misti-confessionali con partner non cattolici.
Posizioni contrarie
Il card. Marx, nella conferenza stampa, ha affermato che la decisione presa dai vescovi nell’assemblea di Ingolstadt, pur essendo stata accolta dalla grande maggioranza, è stata tuttavia una sorpresa. Infatti, dopo i dibattiti dei mesi scorsi, non era prevedibile che si giungesse a una decisione così sollecita, date le divergenze esistenti tra i vescovi. Basti pensare che ancora nel settembre 2017, il card. arcivescovo di Colonia, Rainer Maria Woelki, si era detto contrario a questa proposta. In una conversazione con la rivista Herder Korrespondenz aveva messo in guardia dall’ammettere all’eucaristia cristiani di altre confessioni, finché non fossero stati prima chiariti gli altri interrogativi ecumenici. In effetti – aveva sottolineato – i protestanti hanno delle posizioni diverse dai cattolici circa la dottrina della Chiesa e su Cristo. Non si può quindi parlare di una comprensione comune della cena eucaristica. Anche l’arcivescovo di Berlino, Heiner Koch, che è anche presidente della Commissione per il matrimonio e la famiglia in seno alla Conferenza episcopale tedesca, nell’estate scorsa aveva riconosciuto che è vero che molte coppie di confessione mista avvertono una «sofferenza esistenziale», ma, nello stesso tempo, ricordava, d’accordo con il card. Woelki, che ci sono delle differenze tra le confessioni. Cattolici e protestanti, infatti, comprendono l’eucaristia in maniera diversa, un fatto questo – ha detto – che non può essere semplicemente ignorato. Inoltre, metteva in guardia dal prendere una decisione particolare da parte della Chiesa tedesca, dichiarandosi invece favorevole a un dibattito a livello di Chiesa universale.
Tali riserve, evidentemente, sono state tenute presenti nella decisione dei vescovi. Ne è prova anche il fatto che il documento non è ancora stato pubblicato e che sarà oggetto di alcune modifiche. E anche il fatto che i vescovi, volutamente, rinunciano a formulare una decisione con effetti giuridici vincolanti. Il card. Marx ha ricordato che si tratta solo di «un aiuto orientativo pastorale» rivolto principalmente ai pastori d’anime.
Un aiuto all’ecumenismo
Per quanto riguarda la necessità di un dialogo prima di ricevere l’eucaristia, i vescovi rimandano l’ultima decisione ai parroci. Ciò significa, nel singolo caso, che la decisione non appartiene più direttamente ai vescovi. Marx tuttavia ha ammesso realisticamente: «Io non so se tutti i parroci accoglieranno questi orientamenti». E ha anche spiegato: «Non vogliamo operare alcun cambiamento dogmatico. Il documento intende solo offrire al pastore d’anime un aiuto per chiarire se, secondo il canone 844 § 4 del vigente diritto canonico, esiste un caso eccezionale per cui un non cattolico può partecipare alla comunione».
L’«aiuto orientativo» era stato preparato dalle commissioni per i problemi della fede e dell’ecumenismo. Secondo il card. Marx, non sarà necessaria un’approvazione da parte di Roma anche perché si tratta semplicemente di una direttiva pastorale.
La Chiesa evangelica tedesca (EKD) ha definito la decisione dei vescovi tedeschi «un passo importante sulla via dell’ecumenismo». Il presidente del Consiglio della EKD, Heirich Bedford-Strohm, ha, da parte sua, affermato: «Per le persone che non solo condividono la loro fede in Gesù Cristo, ma anche la loro vita quotidiana, si tratta di un vero conforto».
E il vescovo regionale di Monaco ha sottolineato che «la decisione orientativa attuale – pur con tutti punti ancora da chiarire – costituisce un incoraggiamento per molti milioni di cristiani che vivono la loro vita ecumenicamente gli uni accanto agli altri.